LE VERITA' CELATE
15 aprile 2004




- Mio articolo pubblicato in Articolo21 -

Più il tempo passa, più si ha la sensazione di essere stati presi in giro.
In questi giorni, in cui è tornato ad esplodere il caos nel territorio iracheno, si è verificata una strana gestione del flusso delle informazioni da parte del governo e della Rai. C’è qualcosa che sta diventando sempre più evidente agli occhi della gente, che comincia ad essere stanca di morti, apparentemente senza spiegazione, ed inizia ad accorgersi delle bugie e delle mistificazioni delle notizie: il governo ha detto determinate cose che puntualmente sono state smentite dai fatti.
C’è qualcosa che non va e non si può non notare: il governo italiano aveva fatto credere di essersi impegnato molto per la liberazione dei quattro connazionali rapiti, inizialmente aveva dato anche poco credito all’ipotesi di questo rapimento (a dire il vero dalle modalità e dai toni un po’ anomali), dai telegiornali si era spesso percepito che in fondo la situazione sarebbe stata facilmente risolvibile… poi l’uccisione improvvisa di uno dei quattro ostaggi (anche questa inizialmente non data per certa dal governo, nemmeno quando aveva già ricevuto la conferma con il nome dell’ucciso: abbiamo visto il ministro Frattini mentire spudoratamente a “Porta a Porta” ieri sera fino a che è stato lo stesso Vespa a dare l’annuncio tra l’imbarazzo generale; ma si era detto che si era fatto silenzio per permettere di informare i familiari)… Quella morte, però, resta un fatto che ha spiazzato l’opinione pubblica: se davvero il governo stava facendo di tutto per la liberazione dei nostri connazionali, come mai sono stati tra i primi a perdere la vita?

Quella morte inaspettata ha fatto pensare immediatamente che qualcosa non quadrasse nelle versioni dell’accaduto fornite dagli esponenti del governo e ci fosse molto altro di nascosto e da nascondere ancora, dato che la Rai ha anticipato il rientro delle sue inviate da Baghdad (non per motivi di sicurezza, dato che verranno comunque rimpiazzate da altri giornalisti, nei prossimi giorni). Cosa c’è ancora che non ci è stato detto? Cosa c’è in Iraq che le nostre giornaliste non possono vedere e raccontare?
La verità su quanto è accaduto in Iraq nei giorni scorsi è ancora molto lontana da ciò che sappiamo e forse non la sapremo mai. Il modo in cui gli organi di informazione hanno gestito le vicende, però, lascia molti dubbi sulle condizioni di libertà in cui i giornalisti svolgono il loro lavoro e su come il governo abbia fatto di tutto per controllare e mistificare le notizie. C’è una cosa, tuttavia, che appare sempre più chiaramente: nessuno verrà a dirci la verità su ciò che è successo, perché, forse, quella verità è troppo pericolosa per una situazione delicata da gestire come questa e per un governo come il nostro, da parecchio ormai sull’orlo di una crisi di nervi e non solo, dato che ha cercato fino all’ultimo di nasconderla, facendoci credere che sarebbe andato tutto bene, quando non era così.
Unico dato positivo è la gente che si sta risvegliando dal torpore delle aspettative deluse, che comincia ad aprire gli occhi, a porsi domande e, soprattutto, inizia ad essere stanca di sentirsi raccontare bugie per coprire gravi errori politici.

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