BUONE NOTIZIE
5 gennaio 2006




- Mio articolo pubblicato in WebMagazine -

Per Natale dobbiamo essere tutti più buoni e anche i telegiornali si adeguano, cancellando dalla loro scaletta le cattive notizie per far spazio a servizi su feste, regali, cenoni e banalità varie. Nel periodo natalizio, per i notiziari televisivi, è come se il mondo si fermasse: la politica va in vacanza, la cronaca nera diminuisce, l’economia è solo quella legata ai consumi delle feste, l’estero viene fatto vedere soltanto con le immagini delle piazze addobbate, non esistono tragedie - a meno che non siano molto gravi o causate da qualche scoppio mal riuscito dei botti di Capodanno – e quelle poche che ci sono vengono oscurate dal clima complessivamente rasserenante e spensierato che cerca di assumere il telegiornale.

I Tg si alleggeriscono e si rotocalchizzano, soprattutto quelli delle televisioni generaliste, rendendosi simili ai programmi di infotainment della fascia pomeridiana, in cui vengono raccontati fatti, mode e curiosità che possono allietare lo spettatore in un cocktail di ottimismo e frivolezza. Tutto è fatto a misura dello spettatore medio, il quale si presume che, in quei giorni, voglia rimanere tranquillo a godersi l’atmosfera di festa e non voglia essere turbato da brutte storie. La festa deve essere festa, sempre e comunque, anche se l’economia è in crisi, i consumi crollano perché la gente non ha soldi in tasca, i regali diminuiscono, i cenoni si riducono, il mondo fuori esplode nella guerra infinita di drammi lontani e per questo ignorati, cancellati dalle ristrette mappe geografiche delle nostre televisioni.

Una volta c’era un po’ più di pudore in tutto questo: i notiziari si configuravano così, ma nessuno lo ammetteva ufficialmente; oggi invece sono i direttori stessi a farsi un vanto del loro telegiornale addobbato di lustrini come un albero di Natale. Clemente Mimun aveva anticipato al Corriere della Sera del 12 dicembre: «Il Tg1 è un grande telegiornale popolare, per questo non ci sottrarremo né ai sacrosanti servizi festivi e né ai classici "derby natalizi": panettone o pandoro?; meglio l'albero o il presepe?; albero vero o di plastica? Quei discorsi che i giornali bollano come banalità e che poi, puntualmente, pubblicano pari pari. Fermo restando che sarà la quotidianità a decidere, si può benissimo prevedere che inviteremo ad essere cauti con i fuochi d' artificio, parleremo dei sequestri di botti illegali e del magazzino che puntualmente salterà in aria. E poi i consumi: faremo vedere che, come sempre, gli italiani sanno benissimo come regolarsi e spendere in maniera intelligente». Carlo Rossella per il Tg5 non è stato da meno: «Una scaletta più divertente, certo. Con servizi sulle tradizioni, le vacanze, i festeggiamenti nei diversi Paesi. A Natale le famiglie si riuniscono e, come nei film di Woody Allen, alla fine prevale la noia. La tv, e quindi anche il Tg, può contribuire ad alleggerire un po' il clima. Notizie permettendo, preferiamo puntare sulle storie, possibilmente a lieto fine. La verità è che se ne trovano sempre meno: forse stiamo diventando tutti un po' più egoisti».

Per dimostrare, però, di essere davvero più buoni e di non essere indifferenti ai drammi delle zone dimenticate del mondo, puntualmente infilano nel Tg di Natale, straripante di inutilità, anche il servizio triste su qualche zona sperduta del mondo, dove i bambini muoiono di fame o di malattia, magari aggiungendo poi il comunicato di qualche associazione per inviare aiuti e donazioni economiche; a questo proposito sempre Clemente Mimun dichiara: «Nell'ultimo anno in cui ero a Raidue ho mandato due giornalisti nelle zone più martoriate del mondo, il Ruanda e la Sierra Leone. Era un modo per ricordarmi e ricordare agli spettatori che mentre qualcuno fa festa c'è sempre qualcun altro che soffre». Il buonismo trionfa sulla bontà. Eppure quest’anno il direttore del Tg1 ha proprio deciso di essere buono e come regalo di Natale per se stesso ha scelto la conduzione di Dopo il Tg (striscia informativa serale che dal 9 Gennaio prenderà il posto di Batti e Ribatti), al sospeso Francesco Giorgino ha concesso il perdono e il ritorno in video (da fine Gennaio, nel Tg1 delle 13:30) e agli italiani ha anticipato la sua uscita di scena: «E’ l’ultimo anno che festeggiamo insieme. Dopo quattro anni è giusto cambiare aria…», avrebbe detto nel corso di una festa aziendale.

In realtà, c’è anche chi ha pensato ad un telegiornale un po’ meno ridondante di banalità e più legato agli aspetti seri della vita quotidiana, come Giulio Giustiniani della piccola La7: «La cosa peggiore che un telegiornale possa fare a Natale? Programmare scalette natalizie. Sono allergico alla televisione dei buoni sentimenti, la trovo semplicemente terrificante. Da noi ci sarà il divieto assoluto di parlare di presepi napoletani, alberi kolossal e tutto questo genere di cose. Gli aspetti spirituali della festa rischiano spesso di essere travolti dalla retorica del bene». E poi ci sono i quotidiani cartacei che, contrariamente a quanto ha affermato Mimun, non sono poi così pieni di gossip, soprattutto in questo clima di “ritorno a Mani pulite” inaugurato con le indagini sui “furbetti del quartierino”.

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