NON C'E' PIU' IL TELEGIORNALE
20 febbraio 2004




- Mio articolo pubblicato in Articolo21 -

C’era una volta un gioco fantastico chiamato telegiornale. Durava circa mezz’ora e conteneva quasi tutto il mondo al suo interno. Da una casa trasparente si aprivano varie finestre, ognuna delle quali dava su un panorama diverso: da lì, pur restando immobili, si arrivava in America, nella frenetica vita della Grande Mela, oppure tra le nevi e le cupole colorate della Russia, tra i misteri e i sogni di Gerusalemme, o sull’alto della Torre Eiffel.
Lì dentro c’era posto per l’Italia, tutta intera, con i suoi vizi e i suoi pregi, le meraviglie della natura e le catastrofi, le curiosità e le cose utili, l’armonia e la discordia. C’erano anche gli uomini, con le loro storie, le loro idee differenti, le loro vite, le loro passioni, i loro dolori, le loro grandezze e le loro follie. Nel mezzo di quella scatola magica, c’era seduto qualcuno che ci accompagnava ogni giorno alla scoperta del mondo e provava a raccontarcelo con le sue parole, con i suoi occhi, i suoi sorrisi, le smorfie. E noi ascoltavamo, a volte silenziosi, altre volte commentando quei brandelli di realtà spesso amara; in alcuni casi ridevamo per una parola uscita male o una posa buffa, in altri ci arrabbiavamo per una frase irritante e fuori dalle nostre corde.
Conoscevamo a memoria l’ordine in cui avremmo visto davanti ai nostri occhi quei piccoli frammenti di storie e questo dava un senso di sicura serenità: sapevamo quando era il caso di alzare testa e accendere le antenne e quando, invece, potevano distrarci in altre faccende.
Personalmente sono inciampata in quel giochino incantevole in una delle sue fasi più movimentate e ho giocato, sì, me lo ricordo bene quanto ci ho giocato! Mi sono divertita parecchio, ho riso molto mentre mi perdevo in qualche espressione tenera e tutto mi cadeva dalle mani da tanto ero rapita! Era bello, mi piaceva molto.
Adesso quell’idillio non c’è più, si è brutalmente incrinato e il giochino si è rotto. La casa trasparente ha cambiato colore: si è appesantita di un grigio sporco e noioso. Le finestre continuano ad aprirsi, ma nessuno è in grado di prevedere quale di esse lo farà per prima – sicuramente si sa che non sarà la più importante - e ciò che appare attraverso loro sembra tutto identico, indipendentemente dal luogo o dalla faccia che mostrano. Chi ci racconta la favola non riesce più a strapparci né un sorriso né una smorfia. Non sappiamo di preciso cosa ci racconta: non riusciamo a sentirlo, è come se la sua voce e le sue parole si siano appiattite, come se stesse ripetendo la stessa cosa all’infinito...
Non importa chi sia e cosa dica: non cambia niente, è tutto uguale, è tutto piatto. Ogni tanto si sente qualcuno che urla qualcosa di sensazionale: è una voce sola nel mucchio, si fa fatica a percepirla, ma quando la si avverte, arriva dritta nel cervello con la potenza di un pugno, ma dura poco, così poco che se non ci si è fatto più che attenzione si può credere di averla solo sognata e che nella realtà non sia mai esistito niente del genere. Poi tutto torna di nuovo piatto… Qualcuno lo chiama “pensiero unico”, qualcun altro s’azzarda di più e dice "regime"... Io so solo che il mio gioco preferito non è più lo stesso, mi manca com’era; poteva essere migliorato sicuramente, ma adesso è molto distante da come lo vorrei e ieri sera, mentre provavo a giocarci, mi sono addormentata.

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