CONSIDERAZIONI ESTETICHE Nella realizzazione di questa indagine intorno al mondo dei telegiornali ho avuto la collaborazione di giornalisti di La7, del Tg1 e del Tg3 che mi hanno permesso di assistere al loro lavoro in redazione e sul campo come inviati, l'utilizzo dei loro servizi e l'accesso agli archivi. Oggi si parla in modo sempre più consistente di società dell'informazione, a causa della pervasività del flusso informativo nelle attività quotidiane (ci sono telegiornali in onda praticamente ogni ora) e dell'influsso sempre più forte esercitato dal potere delle notizie sulla vita quotidiana di persone e imprese: ad esempio basta guardare quanto ha influito sull'esito delle elezioni in Spagna la gestione delle informazioni sull'attentato terroristico avvenuto l'11 marzo scorso, o a come è cambiata la vita in seguito all'11 settembre e all'attentato alle Torri Gemelle. Dominatrice assoluta di questo scenario è la televisione con i suoi telegiornali, grazie alla capacità di intervenire tempestivamente, alla facilità di comprensione per un pubblico vasto dovuta l'utilizzo di un linguaggio semplificato e al farsi finestra sugli eventi attraverso la rappresentazione per immagini. Oggi si parla di 5° potere per le notizie televisive, in quanto la loro forza di influenza è superiore a quella di ogni altra forma di giornalismo. Le notizie fuggono, il telegiornale scorre, dà un senso di precarietà: è in continuo aggiornamento e una volta finito è già vecchio, è sempre in tensione verso l'ultima notizia o l'ultima versione della notizia. Però il telegiornale vuole essere compreso: se scorresse senza lasciar traccia sarebbe come se non fosse mai andato in onda, di qui l'attenzione da parte dei giornalisti che lo realizzano a creare accorgimenti mnemonici testuali o visivi che permettano al telespettatore di captare e imprimere nella sua mente ciò che viene trasmesso. Oggi poi, grazie alle nuove tecnologie, abbiamo a disposizione una quantità enorme di dati, tanto che la nostra società è caratterizzata dalla overdose da news e questo eccesso di dati informativi disponibili genera dipendenza dalle notizie da parte del pubblico: l'uomo moderno ha paura di non essere informato abbastanza, in realtà è solo che non riesce a vagliare da sé i troppi dati a sua disposizione, soprattutto quando si verificano avvenimenti improvvisi e importanti, di qui il fatto che spesso ci si affida ai telegiornali, che compiono questo lavoro di selezione delle notizie. Da notare è come i telegiornali Rai siano guardati prevalentemente nelle grandi città del Centro-Sud, da persone adulte o anziane, di cultura medio-alta; mentre quelli Mediaset siano preferiti nei piccoli centri del Nord, da giovani di varia cultura (ad eccezione del Tg4, il cui audience risulta più alto all'estremo Nord e all'estremo Sud di Italia e composto da persone anziane e di cultura scarsissima). I bambini guardano la tv per divertirsi e per comprendere il mondo: le scene trasmesse dal telegiornale sono percepite come reali, ma spesso sullo schermo scorrono immagini molto più violente della vita quotidiana reale e possono generare confusione e creare un carico eccessivo di tensione per i piccoli utenti, non ancora in grado di capire appieno i meccanismi della comunicazione televisiva e anche i messaggi verbali diffusi e, quindi, sarebbe meglio che ci fosse qualcuno accanto a loro, a filtrare ciò che viene trasmesso e a spiegarlo con termini che possano essere comprensibili anche in giovane età (a partire da questo intento è stata realizzata la testata Rai del «GtRagazzi»). Il telegiornale, grazie all'abbondante utilizzo delle immagini e allo sfruttamento della suggestione visiva, riesce a dare l'impressione di essere una finestra sul mondo: esse sono considerate prova di trasparenza dell'evento trasmesso e danno l'impressione di trasportare i telespettatori in realtà lontanissime dalla propria. Le immagini creano prossimità (il "villaggio globale" di McLuhan), coinvolgendo il pubblico in modo partecipato negli eventi trasmessi: lo spettatore vuole vedere, vuole essere testimone con i propri occhi di ciò che accade; ciò che non è filmabile non fa notizia. Le immagini hanno un potere superiore a qualsiasi altra forma di espressione, si radicano nel nostro inconscio, comunicano qualcosa in sé, al di là delle parole che vi si possono aggiungere: "l'essere s'è risolto in immagine", scrive Massimo Cacciari e basta pensare alle immagini-simbolo senza commenti mandate in onda in continuazione nei tg in concomitanza con i grandi eventi. Guardare lascia maggiormente impressionati che ascoltare e in tv gli occhi arrivano prima delle orecchie: la visione dell immagini influenza il formarsi delle nostre opinioni molto più che le parole ascoltate. Un esempio evidente è quanto la visione delle immagini delle torture sui prigionieri iracheni abbia influito sulle nostre opinioni, o quelle degli sbarchi di clandestini a Lampedusa... L'esperienza del reale presentata dal telegiornale è comunque allontanata e priva di rischio (noi stiamo bene anche se sullo schermo vediamo immagini di morte e distruzione). Le modalità di conduzione si sono evolute nel corso degli anni, si sono velocizzate, personalizzate, rese più coinvolgenti e accattivanti; i volti scelti (in prevalenza femminili) sono diventati sempre più attraenti e amati sia dagli spettatori che dai pubblicitari che li richiedono in continuazione. Alcuni giornalisti sono diventati delle vere star: regina assoluta dell'informazione televisiva italiana è Lilli Gruber, la rossa conduttrice del Tg1, celebre per la sua posa a tre quarti e per il marchio tutto personale che ha nel condurre il notiziario. Col digitale si avrà meno personalizzazione e meno divismo. Il conduttore fa da mediatore tra gli spettatori e il flusso delle notizie, è lui che deve rendere comprensibile gli eventi narrati, creare continuità tra essi con il suo stile, dar garanzia di credibilità a quanto viene detto e mostrato, è l'uomo ancora a cui ci si affida nella visione del telegiornale. Il conduttore è un cantastorie moderno che racconta fatti del mondo, di cui si presume che abbia competenza, con espedienti narrativi per non annoiare e deve creare anche un coinvolgimento emotivo- affettivo negli spettatori: cioé dare l'impressione di parlare a tutti, perché dà autorevolezza, ma allo stesso tempo di parlare solo a noi, perché affascina (ad esempio la frase di Lilli Gruber "E noi ci vediamo domani sera" è in grado di esercitare una forte suggestione, facendo sentire gli spettatori tutti parte di una "grande famiglia mediatica"). Attraverso il conduttore si proietta una certa idea del telegiornale e si crea un target di riferimento. Il conduttore é la prima arma che un telegiornale usa per procacciarsi il pubblico e, solitamente, nelle operazioni di restyling vengono messi volti nuovi (non troppi per avere continuità). Situazioni di cronaca nera italiana che hanno innescato modalità particolari del giornalismo televisivo sono stati i delitti familiari di Novi Ligure e Cogne: il primo trattato dai giornalisti con molta prudenza e delicatezza e che ha contribuito a far riflettere le famiglie in merito a questioni importanti come l'educazione dei figli, il mondo giovanile, i valori fondamentali da trasmettere; il secondo, invece, ostentato morbosamente fino all'eccesso. Diverso è il meccanismo scattato, nei telegiornali e nell'opinione pubblica, per le catastrofi naturali come il terremoto di San Giuliano in Molise e quello di Bam in Iran. Nel primo caso, fu un dramma vissuto in diretta televisiva dall'Italia intera, con edizioni straordinarie continue dei telegiornali, in cui gli inviati presenti sul luogo della tragedia aggiornavano sulle scosse di terremoto in corso, sui salvataggi delle persone dalle macerie e sulla vita che cercava di ricominciare nella difficile situazione delle tendopoli allestite. Quel terremoto, in cui morirono ventisei bambini di prima elementare, fu una tragedia che scosse in modo forte l'opinione pubblica e la risposta dei telespettatori fu enorme: in tanti si mobilitarono in inziative di solidarietà in favore delle popolazioni colpite. Nel caso dell'Iran, invece, la catastrofe avvenne durante il periodo delle festività natalizie, in cui, di norma, i telegiornali tendono a rotocalchizzarsi, riempiendosi di serveizi leggeri; a questo si aggiunsero le vicende nazionali del crak della Parmalat che interessava milioni di risparmiatori, nonché la lontananza della città iraniana colpita dal sisma, così che la notizia passò quasi inosservata in Italia. Sono sicuramente strumenti tecnologici potenti che, spesso, permettendo di manipolare a piacimento forme e immagini, danno la pericolosa sensazione di onnipotenza a chi li gestisce, in quanto, attraverso di esse, si ha la possibilità di creare una realtà inventata del tutto credibile e facilmente spacciabile per vera, con il rischio - sempre più forte nel futuro in cui la televisione analogica verrà sostituita da quella digitale - di aumentare la mistificazione delle notizie a vantaggio di chi ha i mezzi economici per possedere organi e tecniche informative. Infine c'è una rapida descrizione delle modalità principali dell'informazione televisiva di alcuni telegiornali stranieri di Gran Bretagna (il mito dell'indipendenza della BBC), Francia, Germania, Stati Uniti.
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