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IL TELEGIORNALE, LA SUA RICEZIONE E LA SUA INFLUENZA
CONSIDERAZIONI ESTETICHE

- La mia tesi di laurea -

Titolo di Dottoressa in Lettere con il punteggio di 107/110 conseguito il 29 giugno 2004 presso l'Universita' degli Studi di Milano

Chi fosse interessato al mio lavoro, alla mia competenza e ai contenuti della mia tesi in modo più ampio e dettagliato, può contattarmi qui.


Indice completo degli argomenti trattati





PRESENTAZIONE


- Il contenuto pubblicato è soggetto a copyright © -


La mia tesi nasce, oltre che da un interesse personale verso il mondo del giornalismo, anche in seguito alla situazione attuale dominata da grandi eventi internazionali che hanno portato ad un aumento consistente, dal punto di vista quantitativo, dei notiziari televisivi nell'arco del palinsesto giornaliero.
Nella realizzazione di questa indagine intorno al mondo dei telegiornali ho avuto la collaborazione di giornalisti di La7, del Tg1 e del Tg3 che mi hanno permesso di assistere al loro lavoro in redazione e sul campo come inviati, l'utilizzo dei loro servizi e l'accesso agli archivi.

Con questa tesi ho cercato di mettere in luce i meccanismi del giornalismo televisivo, le sue specificità , la sua evoluzione nel tempo e il suo influsso sulla società , ovviamente, sottolineando che cosa scatta in un telegiornale e nell'opinione pubblica ogni volta che si verifica un grande avvenimento come quelli che si sono verificati recentemente.

Dalle mie ricerche sono emersi alcuni punti chiave dell'evoluzione compiuta dall'informazione televisiva e del suo potere nel corso degli ultimi anni. Innanzitutto telegiornali e società  si evolvono di pari passo influenzandosi a vicenda.
Oggi si parla in modo sempre più consistente di società  dell'informazione, a causa della pervasività  del flusso informativo nelle attività  quotidiane (ci sono telegiornali in onda praticamente ogni ora) e dell'influsso sempre più forte esercitato dal potere delle notizie sulla vita quotidiana di persone e imprese: ad esempio basta guardare quanto ha influito sull'esito delle elezioni in Spagna la gestione delle informazioni sull'attentato terroristico avvenuto l'11 marzo scorso, o a come è cambiata la vita in seguito all'11 settembre e all'attentato alle Torri Gemelle.
Dominatrice assoluta di questo scenario è la televisione con i suoi telegiornali, grazie alla capacità  di intervenire tempestivamente, alla facilità  di comprensione per un pubblico vasto dovuta l'utilizzo di un linguaggio semplificato e al farsi finestra sugli eventi attraverso la rappresentazione per immagini. Oggi si parla di 5° potere per le notizie televisive, in quanto la loro forza di influenza è superiore a quella di ogni altra forma di giornalismo.

Due caratteristiche fondamentali dell'informazione televisiva e della società  dell'informazione sono la velocità  e la quantità  delle notizie.
Le notizie fuggono, il telegiornale scorre, dà  un senso di precarietà: è in continuo aggiornamento e una volta finito è già  vecchio, è sempre in tensione verso l'ultima notizia o l'ultima versione della notizia. Però il telegiornale vuole essere compreso: se scorresse senza lasciar traccia sarebbe come se non fosse mai andato in onda, di qui l'attenzione da parte dei giornalisti che lo realizzano a creare accorgimenti mnemonici testuali o visivi che permettano al telespettatore di captare e imprimere nella sua mente ciò che viene trasmesso.
Oggi poi, grazie alle nuove tecnologie, abbiamo a disposizione una quantità  enorme di dati, tanto che la nostra società è caratterizzata dalla overdose da news e questo eccesso di dati informativi disponibili genera dipendenza dalle notizie da parte del pubblico: l'uomo moderno ha paura di non essere informato abbastanza, in realtà  è solo che non riesce a vagliare da sé i troppi dati a sua disposizione, soprattutto quando si verificano avvenimenti improvvisi e importanti, di qui il fatto che spesso ci si affida ai telegiornali, che compiono questo lavoro di selezione delle notizie.

Un telegiornale, tuttavia, per essere efficiente, necessita di ingenti risorse economiche - oltre che tecnologiche - e queste vengono garantite solitamente dallo Stato (nel caso delle televisioni pubbliche) o da gruppi industriali forti (nel caso di reti televisive private) che, in qualche misura, condizionano sempre il contenuto delle news presenti nel notiziario, perchè ben conoscono il potere e l'influenza con cui esso agisce nella società . La ricompensa per le risorse impiegate per la realizzazione del telegiornale deriva da introiti pubblicitari, meglio garantiti se il notiziario riesce ad attrarre a sé un vasto numero di spettatori: il telegiornale è merce che si vende e, per vendersi meglio, le tecniche maggiormente diffuse oggi sono il ricorso alla spettacolarizzazione con l'utilizzo di immagini forti, l'enfatizzazione degli eventi, l'uso di un linguaggio gonfiato e iperbolico, la presenza in video di conduttori e conduttrici dall'aspetto gradevole e capaci di creare un rapporto confidenziale con il pubblico.

Il pubblico è comunque garantito ai telegiornali dal fatto che, al giorno d'oggi, l'informazione è una necessità  e non è possibile non sapere cos'avviene nel mondo. Nonostante ciò le maggiori impennate degli ascolti dei notiziari televisivi si verificano nei periodi segnati da eventi sconvolgenti, come lo scoppio di una guerra, un attentato, una grave catastrofe ambientale, in cui si innesca nella gente una sorta di disorientamento per ciò che sta accadendo, con tutto il carico di ansia e paura che gli avvenimenti drammatici comportano, e il bisogno di capire e far luce sulla realtà . In questi contesti il telegiornale fa da guida e da filtro tra il mare di notizie: seleziona quelle ritenute più attendibili e rilevanti e lo spettatore solitamente si fida dei messaggi trasmessi, c'è un rapporto di fiduciarietà  tra telegiornale e telespettatore (oggi è un errore perchè le nuove tecnologie permettono di realizzare sostituzioni del reale assolutamente credibili); spesso si accende la tv per avere conferma di notizie sentite altrove (il Tg è anche ripetitore di notizie note, oltre che fornitore di notizie nuove). Una maggior attenzione alla veridicità  dei contenuti informativi si verifica solitamente in situazioni di guerra, in cui si percepisce che la gestione dell'informazione è strategica al conflitto e, sovente, in questi casi, si creano anche reti di informazioni alternative.

Un altro aspetto emerso dalla mia riflessione riguarda poi le singole testate, i loro modelli di riferimento, i loro rapporti di concorrenza e il pubblico dei telegiornali, che è diversificato a seconda della testata a cui fa riferimento.
Da notare è come i telegiornali Rai siano guardati prevalentemente nelle grandi città del Centro-Sud, da persone adulte o anziane, di cultura medio-alta; mentre quelli Mediaset siano preferiti nei piccoli centri del Nord, da giovani di varia cultura (ad eccezione del Tg4, il cui audience risulta più alto all'estremo Nord e all'estremo Sud di Italia e composto da persone anziane e di cultura scarsissima).

Un caso a sé sono i bambini: questi ultimi non hanno una comprensione ben chiara del notiziario e, per questo motivo, è bene che non vengano lasciati troppo tempo soli davanti al televisore.
I bambini guardano la tv per divertirsi e per comprendere il mondo: le scene trasmesse dal telegiornale sono percepite come reali, ma spesso sullo schermo scorrono immagini molto più violente della vita quotidiana reale e possono generare confusione e creare un carico eccessivo di tensione per i piccoli utenti, non ancora in grado di capire appieno i meccanismi della comunicazione televisiva e anche i messaggi verbali diffusi e, quindi, sarebbe meglio che ci fosse qualcuno accanto a loro, a filtrare ciò che viene trasmesso e a spiegarlo con termini che possano essere comprensibili anche in giovane età  (a partire da questo intento è stata realizzata la testata Rai del «GtRagazzi»).

Un altro aspetto della mia indagine riguarda il peso sempre più consistente assunto dalle immagini nel telegiornale: oggi anche nel tg si assiste al primato dell'immagine. Basta pensare a come si sono evoluti i nostri telegiornali: se una volta, accanto al conduttore che leggeva le notizie c'era al massimo una fotografia, oggi il telegiornale è narrazione per immagini, informazione che si vede: "assistere in diretta alle sciagure del mondo è un'esperienza moderna", dice Susan Sontag. Oggi chi non ha avuto un'esperienza diretta della guerra, la comprende attraverso le immagini; il non-filmabile non esiste in televisione.
Il telegiornale, grazie all'abbondante utilizzo delle immagini e allo sfruttamento della suggestione visiva, riesce a dare l'impressione di essere una finestra sul mondo: esse sono considerate prova di trasparenza dell'evento trasmesso e danno l'impressione di trasportare i telespettatori in realtà  lontanissime dalla propria. Le immagini creano prossimità  (il "villaggio globale" di McLuhan), coinvolgendo il pubblico in modo partecipato negli eventi trasmessi: lo spettatore vuole vedere, vuole essere testimone con i propri occhi di ciò che accade; ciò che non è filmabile non fa notizia.
Le immagini hanno un potere superiore a qualsiasi altra forma di espressione, si radicano nel nostro inconscio, comunicano qualcosa in sé, al di là  delle parole che vi si possono aggiungere: "l'essere s'è risolto in immagine", scrive Massimo Cacciari e basta pensare alle immagini-simbolo senza commenti mandate in onda in continuazione nei tg in concomitanza con i grandi eventi. Guardare lascia maggiormente impressionati che ascoltare e in tv gli occhi arrivano prima delle orecchie: la visione dell immagini influenza il formarsi delle nostre opinioni molto più che le parole ascoltate. Un esempio evidente è quanto la visione delle immagini delle torture sui prigionieri iracheni abbia influito sulle nostre opinioni, o quelle degli sbarchi di clandestini a Lampedusa...

A far presa sul pubblico, comunque, sono prevalentemente gli avvenimenti accaduti in realtà  vicine e che coinvolgono persone di grande notorietà  o con cui è più facile identificarsi (ad esempio si guardi quanto hanno contato i carabinieri italiani morti a Nassiriya per l'Italia, alla mobilitazione della gente avvenuta in seguito all'enfasi con cui i telegiornali avevano raccontato l'evento; rispetto a tutti gli altri morti non italiani nella stessa guerra): maggiore sarà il pathos suscitato da una notizia, maggiore sarà la possibilità di essa di venir compresa e di creare mobilitazione nell'opinione pubblica.
L'esperienza del reale presentata dal telegiornale è comunque allontanata e priva di rischio (noi stiamo bene anche se sullo schermo vediamo immagini di morte e distruzione).

Un capitolo è dedicato ai volti del tg.
Le modalità  di conduzione si sono evolute nel corso degli anni, si sono velocizzate, personalizzate, rese più coinvolgenti e accattivanti; i volti scelti (in prevalenza femminili) sono diventati sempre più attraenti e amati sia dagli spettatori che dai pubblicitari che li richiedono in continuazione. Alcuni giornalisti sono diventati delle vere star: regina assoluta dell'informazione televisiva italiana è Lilli Gruber, la rossa conduttrice del Tg1, celebre per la sua posa a tre quarti e per il marchio tutto personale che ha nel condurre il notiziario. Col digitale si avrà  meno personalizzazione e meno divismo.
Il conduttore fa da mediatore tra gli spettatori e il flusso delle notizie, è lui che deve rendere comprensibile gli eventi narrati, creare continuità  tra essi con il suo stile, dar garanzia di credibilità a quanto viene detto e mostrato, è l'uomo ancora a cui ci si affida nella visione del telegiornale.
Il conduttore è un cantastorie moderno che racconta fatti del mondo, di cui si presume che abbia competenza, con espedienti narrativi per non annoiare e deve creare anche un coinvolgimento emotivo- affettivo negli spettatori: cioé dare l'impressione di parlare a tutti, perché dà  autorevolezza, ma allo stesso tempo di parlare solo a noi, perché affascina (ad esempio la frase di Lilli Gruber "E noi ci vediamo domani sera" è in grado di esercitare una forte suggestione, facendo sentire gli spettatori tutti parte di una "grande famiglia mediatica").
Attraverso il conduttore si proietta una certa idea del telegiornale e si crea un target di riferimento. Il conduttore é la prima arma che un telegiornale usa per procacciarsi il pubblico e, solitamente, nelle operazioni di restyling vengono messi volti nuovi (non troppi per avere continuità).

Un capitolo è interamente dedicato all'analisi di cosa scatta in un telegiornale ogni volta che si verificano dei grandi eventi, l'avvio di lunghe dirette e edizioni straordinarie, con alcuni esempi riguardanti le guerre (Kosovo, Iraq, Afghanistan, guerre dimenticate e non monitorate), gli attentati (11 settembre di New York e sue conseguenze) e alcuni dei principali fatti di cronaca (delitti, seriali killing, catastrofi naturali).
Situazioni di cronaca nera italiana che hanno innescato modalità particolari del giornalismo televisivo sono stati i delitti familiari di Novi Ligure e Cogne: il primo trattato dai giornalisti con molta prudenza e delicatezza e che ha contribuito a far riflettere le famiglie in merito a questioni importanti come l'educazione dei figli, il mondo giovanile, i valori fondamentali da trasmettere; il secondo, invece, ostentato morbosamente fino all'eccesso.
Diverso è il meccanismo scattato, nei telegiornali e nell'opinione pubblica, per le catastrofi naturali come il terremoto di San Giuliano in Molise e quello di Bam in Iran.
Nel primo caso, fu un dramma vissuto in diretta televisiva dall'Italia intera, con edizioni straordinarie continue dei telegiornali, in cui gli inviati presenti sul luogo della tragedia aggiornavano sulle scosse di terremoto in corso, sui salvataggi delle persone dalle macerie e sulla vita che cercava di ricominciare nella difficile situazione delle tendopoli allestite. Quel terremoto, in cui morirono ventisei bambini di prima elementare, fu una tragedia che scosse in modo forte l'opinione pubblica e la risposta dei telespettatori fu enorme: in tanti si mobilitarono in inziative di solidarietà in favore delle popolazioni colpite.
Nel caso dell'Iran, invece, la catastrofe avvenne durante il periodo delle festività natalizie, in cui, di norma, i telegiornali tendono a rotocalchizzarsi, riempiendosi di serveizi leggeri; a questo si aggiunsero le vicende nazionali del crak della Parmalat che interessava milioni di risparmiatori, nonché la lontananza della città iraniana colpita dal sisma, così che la notizia passò quasi inosservata in Italia.

Altro grande evento per cui si mobilitano i telegiornali, cercando di far presa sull'opinione pubblica, sono i momenti di campagna elettorale che precedono le elezioni: la televisione ha contribuito moltissimo all'evoluzione del modo di fare politica degli ultimi anni, riducendo al minimo lo spazio per le idee, amplificando il potere di convinzione dei volti mostrati e dando la possibilità  alle personalità  in campo di parlare in un unico momento all'Italia intera come se fossero presenti ovunque.

Non ho potuto tralasciare qualche accenno alle nuove tecnologie digitali che dovrebbero essere operative nel futuro in modo consistente, con le loro luci e le loro ombre: secondo alcuni creeranno la fine dell'era delle comunicazioni di massa e della passività  di fruizione per permettere una fruizione personalizzata, interattiva e on demand; secondo altri questo comporterebbe il rischio di assolutizzare il proprio punto di vista, guardando solo gli argomenti a cui si è interessati ed escludendo il resto.
Sono sicuramente strumenti tecnologici potenti che, spesso, permettendo di manipolare a piacimento forme e immagini, danno la pericolosa sensazione di onnipotenza a chi li gestisce, in quanto, attraverso di esse, si ha la possibilità  di creare una realtà inventata del tutto credibile e facilmente spacciabile per vera, con il rischio - sempre più forte nel futuro in cui la televisione analogica verrà  sostituita da quella digitale - di aumentare la mistificazione delle notizie a vantaggio di chi ha i mezzi economici per possedere organi e tecniche informative.

In appendice ho illustrato l'evoluzione storica dei telegiornali: dalla loro nascita nel 1952 a Milano, alle prime sperimentazioni, la piccola redazione, le modalità rigide di messa in onda, i nomi dei principali esponenti che hanno contribuito con il loro lavoro alla gestione e ai cambiamenti dell'informazione televisiva fino al periodo attuale.
Infine c'è una rapida descrizione delle modalità principali dell'informazione televisiva di alcuni telegiornali stranieri di Gran Bretagna (il mito dell'indipendenza della BBC), Francia, Germania, Stati Uniti.



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