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PIU' TAXI PER TUTTI
7 luglio 2006




- Mio articolo pubblicato in WebMagazine -



La prima mossa importante del governo Prodi è la liberalizzazione di tutte le professioni, ad eccezione di medici e giornalisti. Vale a dire che i cittadini potranno avere più servizi a prezzi migliori perché la maggior concorrenza farà scendere i costi.
I taxisti sono già scesi sul piede di guerra per protestare contro la concessione di nuove licenze. In particolare, il decreto Bersani, prevede la cancellazione del divieto di cumulo delle licenze e concede ai comuni di rilasciare autorizzazioni temporanee.
Tra le motivazioni che hanno orientato il governo verso questo provvedimento, che avrebbe tra le conseguenze quella di aumentare il numero dei taxi, c’è una debolezza nell’offerta.
Una debolezza che non è tanto difficile da constatare: avete mai provato a cercare un taxi in un giorno in cui scioperano i mezzi pubblici o quando piove o in tarda serata? Dopo quanto tempo lo avete trovato (se lo avete trovato)?
E' evidente che i taxi che circolano sono insufficienti per prestare una copertura adeguata alle esigenze dei cittadini e ne occorrono molti di più che, se ci fossero, non toglierebbero certo lavoro a quelli che ci sono già perché è chiaro a tutti che sono troppo pochi.
L'esempio fatto riguardava una città, perché se prendiamo un paesino la situazione peggiora notevolmente: per chi va in vacanza in Versilia (riviera toscana, luogo rinomato, frequentato anche da vip, e dai costi piuttosto elevati) e arriva ad una qualsiasi stazione – di solito situate lontano dal mare - se è fortunato può trovare degli autobus e un taxi, altrimenti troverà soltanto dei foglietti scritti a mano (in genere non più di 6) appesi alla bacheca dell'orario ferroviario con i numeri di telefono dei taxisti disponibili in zona, vale dire che battono tutta la costa, quindi sempre impegnatissimi e ci vuole del tempo prima che si liberino.
Insomma, altro che servizio per tutti i cittadini! Eppure i taxisti hanno il coraggio di protestare – attraverso un’annunciata “Marcia su Roma” - e di dire che quelli che sono in circolazione sono più che sufficienti.
La domanda che sorge spontanea è, innanzitutto, se i taxisti conoscono il significato delle parole “Marcia su Roma” o se invece sono carenti in storia contemporanea? Se lo conoscono, davvero ritenengono che questo sia il termine più appropriato per denominare la loro protesta?

In ogni caso, i cittadini – in particolare le associazioni a difesa dei consumatori – conoscono benissimo i disagi che si devono sopportare ogni volta che si cerca un taxi e il costo elevato che si deve pagare per una corsa quando lo si è trovato, e hanno già annunciato una contro-protesta, volta a sostenere le liberalizzazioni del decreto Bersani.

Come scriveva tempo fa Federico Orlando su Europa, «Gli ordini sono i cani da guardia della corporazione contro il nuovo che avanza, e spesso dormono per non svegliare il vicinato», cioè la comunità europea (Francia e Gran Bretagna sono passate sopra a certe corporazioni già dalla fine del 1700, con la Rivoluzione industriale) ma «finiscono per garantire chi è già garantito», sbarrando gli accessi ai giovani aspiranti professionisti che si trovano davanti troppi ostacoli insensati per esercitare il loro lavoro. «Per accedere al futuro o riaprirlo, i giovani professionisti o artigiani hanno bisogno che siano smantellate le corporazioni, come quella che a Roma consente a 5000 tassinari di tenere in pugno 3 milioni di cittadini», concludeva Federico Orlando. Insomma, si tratta di «Togliere il freno a mano delle corporazioni e delle lobby e provare a correre nell’economia globale», come sostiene anche Gianni Riotta, affermando che i taxisti sbagliano e, «se si sentono imprenditori, questo è il momento di capire che il loro patrimonio - la licenza che gelosamente negano agli altri - non è un medaglione, ma il rapporto con il cliente, le tariffe ragionevoli, il servizio ben fatto».
«Nessuno morirà di aspirina, di più taxi o di notai meno esosi. Tutti vivremo meglio. – chiude Riotta dalle colonne del Corriere della Sera - L’egoismo di parte danneggia tutti. Chiudersi uccide».

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