SICUREZZA, I FATTI E LE PAROLE
13 dicembre 2005




- Mio articolo pubblicato in WebMagazine -

Una donna è stata stuprata a Bologna dopo essere scesa dall’autobus per tornare a casa, a La Spezia la stessa sorte è toccata ad una giovane infermiera mentre si stava recando al lavoro e altri casi analoghi sono stati denunciati a Milano. Una banda ha rapinato la villa del calciatore del Milan Seedorf in provincia di Milano; un’altra rapina si è verificata ai danni di un notaio a Magenta; una coppia di anziani coniugi è stata aggredita e derubata nel veneziano. Queste sono alcune delle principali vicende di cronaca nera che hanno riempito telegiornali e quotidiani durante le ultime due settimane.

Eppure, in tutti questi mesi, il governo, attraverso i suoi esponenti, non ha fatto altro che divulgare comunicati in cui si diceva che tutto andava bene: ricordiamo tutti la campagna mediatica fatta per annunciare la presenza dei poliziotti di quartiere, soprattutto nelle aree che lo necessitavano maggiormente. Il Ministero dell’Interno, il 3 dicembre 2005, ha diffuso un testo in cui si dice che «Il Prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi ha disposto, d'intesa con i vertici provinciali delle Forze dell'Ordine, l'intensificazione dei servizi di vigilanza sul territorio della provincia nell'intento di favorire la prevenzione e il contrasto del fenomeno delle rapine in villa. Saranno impiegati a tale scopo contingenti speciali del Nucleo Prevenzione Anticrimine della Questura e della Compagnia d'Intervento Operativo dell'Arma dei Carabinieri, che affiancheranno le pattuglie già operative sul territorio». L’ultimo annuncio è stato fatto in pompa magna addirittura dallo stesso Premier Berlusconi, il quale ha sottolineato che erano stati catturati oltre 200 terroristi.

E allora come mai questa nuova improvvisa ondata di cronaca nera?
Se i notiziari televisivi diventano troppo spesso il megafono della maggioranza di governo per diffondere cifre edificanti sull’operato della politica in ogni settore, le pagine dei quotidiani raccontano, invece, un’altra realtà ben lontana da quell’isola felice di benessere e legalità che emerge dai comunicati governativi e lascia parlare la gente che si ritrova a fare i conti con una vita sempre più difficile e insicura.

Le statistiche presentate dai comuni denunciano un forte aumento degli episodi di violenza in tutte le città italiane, soprattutto nelle aree periferiche: «Questi casi si verificano con grande frequenza. È un fenomeno grave anche per i danni subiti dalla società che si sente meno sicura», ha affermato il procuratore di Milano Ferdinando Vitello in un’intervista al Corriere della Sera.

Gli amministratori locali denunciano i pesanti tagli previsti dalla nuova finanziaria che andranno inevitabilmente a ripercuotersi sui servizi ai cittadini, in tutti i settori - sicurezza e legalità compresi - e invocano l’intervento della politica nazionale. Questa finanziaria colpisce pesantemente le autonomie locali; in particolare, il Fondo sociale 2005 è stato dimezzato. «Con questi tagli all’economia ci viene tolta la possibilità di assumere più agenti di polizia. Le forze dell’ordine, poi, sono tolte dai loro impegni per essere a disposizione di alcuni personaggi… Non penso che noi sindaci dobbiamo andare in giro con la pistola. Ma questi tagli ci penalizzano moltissimo. Sappiamo che dobbiamo fare sacrifici ma chiediamo la possibilità di poter operare per la sicurezza e il bene dei nostri cittadini.», aveva detto Giovanni Battista Albani, primo cittadino di Merate, in un evento in cui si erano riuniti molti amministratori locali per protestare contro la finanziaria varata dal governo.

In questo scenario, anche l’appena approvata Legge ex-Cirielli non sembra poter essere d’aiuto per la sicurezza dei cittadini, in particolare per ciò che concerne i tempi di prescrizione (cioè il limite oltre il quale il reato si estingue e si rinuncia a stabilire se l’accusato sia colpevole) che, per alcuni tipi di accuse vengono abbreviati, fino a dimezzarli quando l’imputato è incensurato, e in altre situazioni aumentano, soprattutto nel caso di recidività. «Abbreviando i termini di prescrizione, un numero ancor più rilevante di processi cadrà nel nulla. Questa legge creerà la figura esilarante del recidivo incensurato a vita. – scrive il giornalista Massimo Fini - Infatti un imputato che, pur avendo commesso un reato, benefici dei termini abbreviati della prescrizione, se commette un altro reato si presenterà da incensurato davanti al Tribunale dove, grazie alla prescrizione abbreviata, verrà nuovamente assolto e così via. Attraverso l’escamotage della prescrizione abbreviata, è, di fatto, garantita l’impunità perpetua». Questo tipo di ragionamento, vale per lo più per i reati finanziari, economici, tributari, fiscali, di usura, ricettazione, corruzione, truffe ai danni dello Stato, ma anche sfruttamento della prostituzione, omicidi colposi, contrabbando; mentre per i reati da strada - come scippi, borseggi, piccoli furti, spaccio dei tossicodipendenti - sono previsti invece forti inasprimenti di pena, soprattutto se l'imputato è recidivo. Ad esempio, se un ragazzo ruba in un supermercato e poi ripete l'impresa rischia di finire in galera per anni, il che è decisamente sproporzionato rispetto alla gravità dei reati che ha commesso; inoltre il tempo in cui si svolge il processo viene notevolmente allungato. La valutazione della pena, dunque, non è più coerente con il reato commesso, ma con la vita del reo. Inoltre, i veri problemi della giustizia italiana non sono certo quello di accorciare i tempi dei processi assolvendo tutti i colpevoli o di inasprire le pene esistenti, se mai si tratta di sveltire i tempi facendo funzionare meglio la macchina della giustizia e accertarsi che i colpevoli scontino effettivamente le pene.

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