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ROMA ROMA ROMA


- 25 maggio 2005 -





Questo viaggio l'ho voluto fortemente e il destino mi ha dato una mano a realizzarlo nel migliore dei modi!
Roma era di nuovo la mia Roma, quella che avevo conosciuto alla prima vacanza con mamma, quella che amavo, quella dai cieli azzurri e assolati, dalle vie affollate di gente e percorse dal vento, quella dei gabbiani e delle palme, del tramonto rosso dei ponti sul Tevere, delle strade infinite di ciottoli che fanno male a piedi ma che si ha voglia di camminare fino in fondo. La Roma delle vacanze, dell'estate, della serenità e della spensieratezza, degli amici e dei romani simpatici disposti a darti una mano e la Roma dei sogni, quelli che non sono capace di dimenticare e che inseguo allo stesso modo in cui sfreccio veloce con le scarpe da corsa per quelle vie che ho imparato a memoria.
Finalmente avevo un hotel in centro, a pochi passi dalla Fontana di Trevi e dai miei desideri, da realizzare tutti in due giorni e devo dire che ci sono quasi riuscita del tutto!
Il motivo ufficiale per cui sono scesa era il lavoro (dovevo rivedere il capo, prendere lo stipendio, accordarmi per il futuro), ma ciò che mi ha spinta a partire è stato tutt'altro!
Il primo giorno ne ho approfittato per farmi un giro nei dintorni e cominciare a capire come avrei dovuto muovermi la mattina successiva, trovare i posti in cui sarei dovuta andare e, già che c'ero, curiosare tra i luoghi segnalati da un amico (per me il mondo non ha segreti: sono più informata della CIA)!
E' stata felicità nella piazzetta ombreggiata del pomeriggio in cui un pianista di strada improvvisava una dolce melodia, mentre intortavo un vigilantes per carpire le modalità di apertura di una sala da convegno.
Un brivido intenso di fronte a quel portone di nuovo aperto, mentre osservavo ogni minimo dettaglio, soprattutto i particolari che mi erano sfuggiti nel viaggio precedente dal cielo grigio e piovoso. Una tentazione irresistibile il cortile verdeggiante che si intravedeva mentre ero ferma ad attendere l'arrivo di mia madre con i dolci della pasticceria. E poi paura di fronte a quelle facce già incontrate mille volte sempre lì, ma stavolta ho sorriso, era giusto sorridere! Una rapida fermata in un discount perchè urgevano cerotti... Il discoutnt è uno di quelli che io definisco "supermercati tristi" perchè (essendo io abituata all'Esselunga) li trovo vuoti, con poche cose, con illuminazione scarsa o poco attraente; uno di quei super in cui difficilmente ci si fa una spesa intera (a meno che uno non abbia quello sotto casa); ma comunque a noi servivano solo cerotti!
Come ai primi viaggi a Roma, il sogno non finiva rientrando in hotel, ma proseguiva ancora più di prima, fino alla mattina seguente.
Quanta ansia per quelle stradine del centro che collegano Barberini al Pantheon, la mattina di martedì. Quelle vie lunghe in discesa di ciotoli... E Roma diventava Siena: così nell'attesa di quell'attimo immenso, quando ancora era presto, quando una voce paperina sentita da una finestra, faceva battere il cuore più forte, per calmare l'agitazione ho scelto di raggiungere la Chiesa di Santa Maria Sopra Minerva, dove, sull'altare, si trova la tomba di Santa Caterina da Siena. Lei, mia amica e complice, mia guida e mio angelo custode, con cui ho un patto segreto fatto in un viaggio magico in un periodo difficile, mi aspettava lì per dirmi che sarebbe andato tutto bene e che potevo stare tranquilla e darmi quel coraggio incredibile di non esser così timida, di non abbassare lo sguardo, di sorridere e magari anche di parlare, che non avrei mai creduto di avere. Poi di corsa verso la conferenza che doveva iniziare, qualche parola con altre ragazze arrivate, ma occhi che guardavano altrove. E' stato troppo bello! In alcuni momenti avrei voluto che il tempo si fermasse e che restassimo così per sempre! Con i miei occhi che non potevano andare più su della sua mano, per paura di esser scoperta, con un sorriso che è stranamente comparso sulle mie labbra quando lui si è girato a guardarmi e quella sensazione di dolce serenità, di sicurezza che qualunque cosa fosse accaduta (fosse pure crollato l'universo) io sarei rimasta felice. Così com'ero ancora felice la notte, mentre tenevo stretta la cartellina con i fogli degli appunti e mi sembrava di avere tra le mani un tesoro! Di giorno ho dovuto correre, raggiungere l'ufficio, conoscere colleghi nuovi, parlare con il capo, ma la notte tutto quel mondo è uscito dai miei pensieri, il tempo è ritornato indietro alla mattinata e la mente si è finalmente potuta fermare ad assaporare ogni istante meraviglioso e lasciarsi andare ad un dolce impazzimento.
Un solo rimpianto: non essere riuscita a fermarlo... Il coraggio di parlare l'avrei trovato questa volta, avevo una scusa banale e credibile, ma soprattutto sarebbe stato educato salutare visto che ero lì, lo conoscevo e lo avevo guardato tutto il tempo... Ma la gente intorno era troppa! Eppure la vera delusa del momento era mamma: era lei la più agitata, quella nervosa che smanettava col telefonino, che abbassava lo sgardo, che non riusciva a sorridere e che sperava di trovare il coraggio di parlare!!!
La sera ho rivisto alcuni amici: una pizza al pub, quattro chiacchiere e poi non c'era più la voglia di tornare... Mentre Guido mi riaccompagnava, ho capito che questa volta (come le prime volte che ero stata a Roma), tornare a Milano sarebbe stata dura... Difficile lasciare il sole, il cielo azzurro, il caldo dell'estate, il vento che fa volare via, l'aria da eterna vacanza, gli amici, il sogno e ricominciare a fare le cose di sempre fino al prossimo viaggio o fino a che non mi sveglio e mi do da fare per cambiare quello che non va della mia vita...
L'ultima mattina è stata interamente dedicata alle commissioni di lavoro, con la mamma parcheggiata in Vaticano all'udienza di Ratzinger...
Poi le valigie, il treno dannatamente in ritardo, i programmi per la serata che saltavano (preludio di un rientro disastroso a Milano) e si va via e non vorrei, mentre il paesaggio cambiava colore dal finestrino...
Avrei voluto fermarmi a Roma per sempre...

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