LA TELEVISIONE COME ANTENNA DELLA SOCIETA'
14 febbraio 2006




- Mio articolo pubblicato in WebMagazine -

La televisione deve riappropriarsi del ruolo di antenna della società.
Leggendo il libricino "Le Primarie de L'Unione", distribuito nei giorni scorsi insieme a L'Unità e Europa, si può avere una buona panoramica di quella che è l'attuale situazione della nostra società e una breve analisi del rapporto di quasi simbiosi che si è creato tra la politica e i media. Il libricino, oltre ad illustrare le tecniche studiate nella messa a punto delle Primarie del 16 ottobre (e quindi il loro nascere, dal punto di vista strettamente tecnico-comunicativo), mette in luce lo stato dell'arte del momento politico-sociale in cui ci troviamo a vivere.
L'età dei media ha imposto nuovi stili comunicativi alla politica, la quale si è ritrovata a compiere lo sforzo di doversi rivolgere a tutti i cittadini e rendersi ad essi comprensibile, ricorrendo ad una semplificazione sempre maggiore, fino a svuotarsi dei contenuti e parlare per slogan ad effetto, utilizzando le tecniche che sono proprie del mondo della comunicazione: al politico di oggi è richiesto di essere un grande comunicatore. Berlusconi, ad esempio, è diventato l'icona di una nuova forma di leader, che ha utilizzato gli schemi della comunicazione di massa e non quelli della politica, per sostenere la propria leadership popolare.

La politica, però, ha cominciato a mangiarsi i media e a cercare di manipolarli a suo piacimento, facendo proprie le tecniche di essi, così che «la televisione, - scrive Ugo Esposito - lo specchio magico in cui si riflette la realtà del nostro Paese è sempre più deformato». Prova di tale deformazione è stata, ad esempio, la totale assenza di copertura informativa sulle Primarie del 16 ottobre: le prime in Italia, le prime elezioni a cui potevano partecipare anche gli stranieri e a cui hanno votato ben 4.311.149 cittadini, un'enormità e del tutto inaspettata! Le Primarie sono solo uno dei tanti esempi possibili di mancata informazione e, in questo caso, è chiaro, che vi era dietro l'intento politico di una parte volto ad oscurare un successo dell'altra, incuranti del fatto che così si escludevano dalla rappresentazione mediatica ben 4 milioni di persone. Esse hanno smascherato la distanza tra ciò che rappresentano i media generalisti e il Paese reale.

Se pensiamo alla nostra televisione degli anni '90, ai suoi programmi di attualità, alla gestione dei confronti politici, ai reportage che aprivano squarci di mondo inesplorato, ai primi impatti con la realtà difficile dell'immigrazione, troveremo facilmente l'idea di una televisione in movimento, fortemente aderente alla vita, nei suoi vari aspetti. Se guardiamo la televisione oggi troviamo le separazioni e riappacificazioni di Albano e Loredana Lecciso, i brutali sproloqui di Zequila e Pappalardo, i salotti in cui si autocelebrano o si autodistruggono personaggi finti creati dalla tv e dai suoi autori al puro scopo di intrattenere il pubblico con qualcosa di stupido che dia modo di sfogare i propri istinti voyeuristici e sadici, senza che ci sia la minima traccia di realtà. Anche il confronto politico è ridotto a caciara: i politici fanno la parodia di se stessi, si calano nei panni del buffone di turno e conversano più o meno concitatamente dei fatti loro e non dei problemi dei cittadini. Il tanto decantato faccia a faccia Berlusconi - Rutelli, andato in onda a Matrix a notte fonda, altro non era che una ridicolizzazione del confronto politico, con due signori più o meno simpatici che si scambiavano battute, accuse e complimenti, mentre parlavano sempre e solo di se stessi e dei loro compagni di partito. Un po' meglio, dal punto di vista politico, sono stati i duelli D'Alema - Casini, in cui tra l'Unipol e la barca, ogni tanto si è sentito anche parlare di ipotesi di governo e di etica. Ma, in prevalenza, resta il divario tra ciò che racconta chi va in televisione e la vita che vivono tutti i giorni milioni di persone (il cui vero problema è come avere un lavoro dignitoso che consenta di progettarsi un futuro e, eventualmente, una famiglia).
Occorre sfruttare le nuove tecnologie per colmare questo deficit dell'informazione: «La realtà deve avere la meglio sulla fiction», afferma Giuseppe Giulietti, portavoce dell'Associazione Articolo 21, nata proprio per sostenere con forza la necessità della libertà di espressione e il diritto al pluralismo che consenta a tutti di sentirsi rappresentati dai media.

Oggi, grazie ad Internet, qualcosa sta cambiando: la rete è diventata il luogo virtuale in cui si ripropongono gli assetti politici reali, lo spazio che dà visibilità a chi non ne ha sui media tradizionali e, soprattutto, offre la possibilità di una partecipazione dinamica, ribaltando la distinzione di ruoli tra i produttori e i fruitori della comunicazione, favorendo uno scambio politico nuovo, attraverso il sorgere di dibattiti (contrapposti all'autoreferenzialità del salotto televisivo) e promuovendo il desiderio di essere informati sulle questioni pubbliche. «La piazza telematica diventa il luogo di una comunicazione rimediata», sostiene Mario Morcellini. Ecco, così, che la politica torna nelle piazze (reali o virtuali), a contatto diretto con i cittadini, sempre più interessati a partecipare, a interagire e non più ad essere spettatori passivi, e in questo, le Primarie del Centro-sinistra hanno colto il bisogno dei cittadini di potersi esprimere. Con le Primarie, la piazza è arrivata prima dei media.
«La televisione deve riappropriarsi del suo ruolo di antenna della società, inglobando al suo interno le rappresentazioni dei mille volti di un Paese sempre sorprendente, in cui non tutti sono rassegnati al declino descritto dagli indici economici e dalle classifiche internazionali. - Conclude Mario Morcellini - I media non devono abbandonare il territorio dei cittadini».

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