GIU' LE MANI DALLA MUSICA
12 novembre 2003




- Mio articolo pubblicato in Articolo21 -

Ieri in conferenza stampa, Tony Renis ha presentato la sua idea del Festival di Sanremo: 12 canzoni in gara, big e giovani insieme, riduzione delle serate da cinque a tre e “Porta a Porta” di Bruno Vespa al posto del DopoFestival.
Renis ha anche replicato pesantemente alle accuse infamanti lanciategli da Nando Dalla Chiesa, sull’Unità, in cui si faceva riferimento a presunti legami con la Mafia del neodirettore artistico.

Certo è che questo Festival, gestione Renis, suscita parecchie perplessità: i primi a protestare sono stati i discografici, che hanno visto sfumare la vetrina più importante per presentare i loro artisti e, se già il mercato della musica è in crisi a causa dell’iva altissima sui cd che favorisce la diffusione della pirateria, di Internet e dei suoi mp3 masterizzati in tutti i modi leciti o illeciti, questa esclusione dei grandi nomi e delle grandi etichette non fa altro che complicare le cose.

Ma in fondo i signori della discografia hanno fatto soldi a palate speculando su artisti grandi e piccoli, portando personaggi alla ribalta e facendoli finire nel dimenticatoio subito dopo. Ad essere scontenti, però, sono anche gli artisti: i big non ci stanno ad essere confusi con dei ragazzotti anonimi, di cui magari, l’anno successivo, non si saprà più neanche se esistono. Alcuni artisti aspettano Sanremo perché è l’unica rassegna che dà una certa visibilità alla musica, perché, nel bene o nel male, la fa passare per televisione e la porta nelle case di milioni di italiani.

Sì, perché anche se, negli ultimi anni, l’audience del Festival è sceso di molto, Sanremo è come una tradizione e tutti, almeno per qualche canzone, lo guardano, anche solo per criticarlo immediatamente dopo. In Italia, la musica va in tv solo con il Festival di Sanremo e il Festivalbar, non ci sono più programmi musicali che facciano ascoltare le canzoni. Ci sono delle sorte di “accademie” in tv, inscenate dalla ditta De Filippi-Costanzo, che continua a sfornare “grandi fratelli”, talmente grandi che hanno il bisogno di piazzarli in ogni loro programma, per paura che la gente se li dimentichi.

Ci sono tv specificatamente musicali come Mtv e All Music, che diffondono videoclip e monografie di artisti, ma il materiale trasmesso riguarda prevalentemente la musica straniera.

Soltanto recentemente Video Italia, il canale satellitare realizzato da Radio Italia Solo Musica Italiana, si sta attrezzando per rendersi visibile anche via cavo.
La musica italiana soffre, ma al signor Renis e a tutti i potenti che tirano le fila della politica e dell’industria non interessa. Renis non gode nemmeno della simpatia dei presentatori: nessuno vuole presentare il suo Festival, forse perché ancora non si capisce quale sia effettivamente il progetto definitivo... Sta di fatto che il jolly Paolo Bonolis, supereroe salvatore della Rai, ha già rifiutato l’incarico.

È vero che il Festival di Sanremo aveva bisogno di essere rinnovato, è vero che con Pippo Baudo le serate erano troppe e duravano troppo, ma anche una sparizione come questa non mi pare la soluzione migliore.
Intanto Nando Dalla Chiesa lancia la proposta di un “controfestival” a Mantova.

Resta la parte più comica della faccenda: “Porta a Porta” che sostituisce il DopoFestival! Già, ormai siamo abituati a veder adattare il salotto di Vespa, come un camaleonte, ad ogni evenienza: lo abbiamo visto serio e accesso nelle lunghissime serate del conflitto iracheno, professionale e ufficiale con in studio i politici della maggioranza di governo, banale e risibile nei momenti di presentazione delle fiction di turno o di argomenti fintamente giovanilistici, con un Vespa degradato a buffone di corte che si lascia prendere in giro dalle agguerrite signorine che di professione fanno le “ospiti ai talk show”; perché dovremmo stupirci se ora seguirà anche la tradizionale rassegna della canzone italiana?!

Personalmente non m’importa molto se sarà Vespa o qualcun altro a gestire il DopoFestival, sempre ammesso che si farà davvero un Festival. Non ho mai amato Bruno Vespa, ma credo che resti comunque un giornalista professionista e lo preferirei in versione seria, che non ridotto a menestrello- intrattenitore di serate vuote. Ma il punto chiave è un altro: perché su Raiuno, qualsiasi tipo di approfondimento, politico, giornalistico, goliardico o di qualsiasi natura, deve essere affidato a “Porta a Porta” di Bruno Vespa?

Ma con tutti i giornalisti e conduttori che ci sono in Rai, possibile che debba fare tutto Vespa? Nelle sere del conflitto iracheno, Vespa andò in onda anche quattro ore di fila, coprendo la prima e la seconda serata, quando forse il Tg1 avrebbe potuto utilizzare le sue rubriche di approfondimento e i suoi giornalisti. Ormai ci siamo abituati ad un salotto di Bruno Vespa contrapposto al Costanzo Show di Mediaset, e tutto sommato può anche starci, ma non per questo bisogna relegare tutto lì.

La Rai non può essere solo Bruno Vespa, al di là delle sue doti professionali e del gradimento personale, c’è bisogno di sentire anche altre voci. Certamente l’audience di Vespa, lo scorso anno, è salito notevolmente: era l’unico giornalista ad occuparsi anche di temi seri che poteva parlare alla Rai e che non ci rifilava “grandi fratelli”, non c’erano alternative, avevano soppresso Santoro e non erano state create trasmissioni dello stesso livello (un tentativo fu quello di Floris, che ha ripreso la sua “Ballarò” in questi giorni).

Pluralismo è una parola che non fa parte del vocabolario del Direttore Generale della Rai, Cattaneo.
L’annuncio della conferenza stampa su Sanremo è stata data al Tg1 da Vincenzo Mollica, nei suoi soliti servizi-messaggi promozionali, seguita da un altro filmato in cui compariva il Ministro delle Comunicazioni Gasparri, il quale, accompagnato da Cattaneo, raccontava del successo della qualità dei programmi televisivi e di come questa aumenterà sempre più. Vorrei sapere quale tv guarda Gasparri...

Cos’era uno spot in vista della discussione del suo Ddl in Senato? Sappia che quel Ddl non è gradito, indipendentemente dalle sue apparizioni televisive e delle favole racconta sul futuro della tv di qualità.

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