27 aprile 2006 ![]() - Mio articolo pubblicato in WebMagazine - Dalle colonne del settimanale L’Espresso il cardinale Carlo Maria Martini ha rilasciato, in un confronto con il medico cattolico Ignazio Marino, dichiarazioni destinate a far riflettere. Tanti i temi discussi in questo “dialogo sulla vita”, dall’uso dei profilattici, agli embrioni, alle adozioni, all’aborto, all’eutanasia. Un confronto morbido e pacato, in cui non ci sono prese di posizione nette, ma si lascia spazio ai dubbi e alle possibilità. Ed è proprio su questo astenersi dai giudizi rigidi, questo mostrare prudenza da parte del cardinale Martini che nasce un caso che finisce sulle pagine di quasi tutti i giornali. A dare maggiore spazio alla notizia sono Il Corriere della Sera, La Repubblica e La Stampa, il primo con un ampio resoconto di quanto ha affermato il cardinale, il secondo ponendo l’accento sulle aperture di Martini sull’uso dei profilattici contro l’Aids e sulla bioetica, ma precisando però che non si tratta di una novità assoluta perché, in passato, già altre voci nella Chiesa avevano parlato in tal senso, in particolare, in materia di sessualità, era intervenuto il cardinale belga Godfried Danneels, in un'intervista al quotidiano La derniere heure, spiegando che «se permette la protezione della vita, il preservativo non ha un rilievo solo sessuale. Se un uomo malato di Aids obbliga una donna ad avere relazioni sessuali, lei deve poter imporre il preservativo, altrimenti si aggiunge un altro peccato, l'omicidio». A dare maggior spazio a commenti e interpretazioni, tuttavia, è La Stampa, in cui si mettono sì in risalto le aperture del cardinale Martini, ma non per le sue prese di posizione, caso mai proprio per il non voler prendere posizione, la cautela che esprime verso i giudizi rigidi e affrettati su situazioni ancora incerte: «Là dove per il progresso della scienza e della tecnica si creano zone di frontiera o zone grigie, dove non è subito evidente quale sia il vero bene dell'uomo e della donna, sia di questo singolo sia dell'umanità intera, è buona regola astenersi anzitutto dal giudicare frettolosamente e poi discutere con serenità, così da non creare inutili divisioni», ha dichiarato l’ex arcivescovo di Milano in apertura del dialogo, e ancora «Là dove c'è un conflitto di valori, mi parrebbe eticamente più significativo propendere per quella soluzione che permette a una vita di espandersi piuttosto che lasciarla morire. Ma comprendo che non tutti saranno di questo parere. Solamente vorrei evitare che ci si scontrasse sulla base di principi astratti e generali là dove invece siamo in una di quelle zone grigie dove è doveroso non entrare con giudizi apodittici», in occasione del discorso sull’adozione degli embrioni congelati esistenti e, infine «Non mi chiuderei perciò a una sola possibilità, ma lascerei ai responsabili di vedere quale è la migliore soluzione di fatto, qui e adesso, per questo bambino o bambina. Lo scopo è di assicurare il massimo di condizioni favorevoli concretamente possibili. Perciò, quando è data la possibilità di scegliere, occorre scegliere il meglio», in riferimento alle adozioni anche per le donne single. Più che prendere posizione “a favore di”, il cardinale Martini si limita a “non prendere posizione contro” ed è questa la grande apertura, in un periodo in cui si sono sentiti dei grossi “no” da parte delle autorità ecclesiastiche (basta pensare alle parole di Ruini in occasione del referendum sulla Legge 40 o dello stesso Papa Ratzinger sul metodo dell’astinenza come lotta all’Aids) e a sottolinearlo è la scrittrice Giovanna Zucconi, che in un editoriale sul quotidiano torinese, scrive: «Il sollievo provocato dalle parole del cardinal Martini non sta soltanto nelle singole concessioni (preservativo sì ma, adozioni dei single sì ma, eccetera), quanto nel tono complessivo. Che in questa epoca di esasperazione precettistica, di apocalissi etica sempre evocata, di indici alzati ad ammonire o a sgridare o a comandare, è invece così poco rigido, così capace di ascolto, così fermo sui principi quanto aperto sulle forme». Delle parole del cardinale Martini non hanno parlato per nulla i giornali di area cattolica, a parte L’Avvenire, che gli ha dedicato un piccolo spazio in cui, però, vengono rimarcati i punti fermi del dialogo (no all’eutanasia, no all’aborto, sì alla vita), senza metterne troppo in risalto le sfumature dei toni utilizzati. A sbeffeggiare le parole di Martini sono stati i quotidiani di centro-destra: Il Giornale ha fatto una parodia dell’articolo de L’Espresso, definendo l’ex arcivescovo di Milano come il «cardinale di Prodi» e ironizzando su un suo possibile approdo al soglio pontificio appellandolo con il nome di «Dialogo I», per l’utilizzo di toni «cerchiobottistici» e rimarcando come in realtà non sia stata fatta alcuna apertura, ma semplicemente non è stata espressa alcuna posizione né a favore né contro. Più duro è La Padania che afferma che il cardinale si è espresso a titolo personale e nel suo discorso non appaiono mai i termini «Tradizione e Magistero della Chiesa», accusando infine Martini di essere portavoce di un «pluralismo religioso e di un magistero parallelo» a causa della permissività dei suoi giudizi e di aver fatto un «libero esame della Scrittura». Più cauto Libero, in cui si afferma che la Chiesa non è poi così ingerente se un cardinale può permettersi di fare simili esternazioni. Silenzio assoluto, invece, da parte delle televisioni: per tutti i telegiornali Martini non esiste e non ha mai detto nulla, in quei giorni erano tutti presi dal mostrare Papa Benedetto XVI, il suo primo anno di pontificato, i suoi discorsi filosofici, la sua partecipazione al “Natale di Roma”.
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