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MILANO RICORDA 10 ANNI DI LOTTA ALLA MAFIA



22 marzo 2005




ALLA LUCE DEL SOLE
10 anni di lotta alla Mafia, ricordati attraverso la visione del film "Alla luce del sole" di Roberto Faenza, dedicato a don Pino Puglisi.

MILANO – Ieri sono stati commemorati i 10 anni di lotta alla mafia e si sono ricordate le troppe vittime di quella sporca guerra. A Milano a celebrare la ricorrenza ci ha pensato Libertà e Giustizia che ha organizzato il dibattito "Educare alla legalità" al cinema Anteo, strapieno di gente, di seguito alla proiezione del film "Alla luce del sole" di Roberto Faenza che racconta la vita e la morte di don Puglisi. A discutere c'erano il professor Umberto Eco, i giornalisti Roberto Escobar, Leo Sisti e David Sassoli; il regista Roberto Faenza e Sandra Bonsanti di Libertà e Giustizia.

Umberto Eco si è fermato a sottolineare il ruolo fondamentale avuto dal cinema per comprendere l'Italia nell'immediato dopoguerra, mentre poi si è come bloccato per diffondere altro. La televisione stessa, secondo Eco, ha rinunciato alla sua capacità narrativa, che era quella che consentiva di insegnare delle cose attraverso il racconto di alcune vicende e permetteva di formare dei modelli. "Oggi, - ha affermato David Sassoli - la televisione preferisce darci modelli negativi o di evasione come possono essere quelli del 'fenomeno Lecciso', mentre negli anni '90 la tv è stata utile per far prendere consapevolezza della realtà, ad esempio attraverso le storie degli sbarchi degli immigrati. Ecco allora che il cinema può avere una grande influenza e aiutare la riscoperta di storie vere, come quella del film 'Alla luce del sole', in cui si vedono persone vere, che non vogliono fare gli eroi". Dello stesso avviso è stato anche Escobar, il quale che ha sostenuto che l'involgarimento del cinema e della tv di oggi rispecchiano l'involgarimento del nostro Paese, in cui tutto è uguale a tutto. Di don Puglisi, Escobar ha detto che era un uomo che partiva dal concreto, dai bisogni quotidiani della gente e a questi cercava di dare risposte, perchè lui voleva vivere e cercava di tirare fuori dei valori di vita e non di morte. Ma parlare di mafia non è facile ed è stato Leo Sisti a sottolineare come si cerchi sempre di mettere il silenziatore al giornalismo che vuole trattare questo argomento. "La mafia non fa audience", ha ribadito Sassoli, citando una frase che si è spesso sentito dire. Umberto Eco ha evidenziato che dall'alto della politica in questo non fanno altro che dare cattivi esempi (si è saputo che il Ministro Moratti ha tolto l'insegnamento del diritto nelle scuole) e, se la televisione non c'è più per raccontare tutti questi eventi, è giusto riscoprire le piazze reali, andare per strada dalla gente vera. Sassoli ha citato infine una frase di don Milani: "E' inutile avere le mani pulite se poi le si tengono in tasca". A concludere la serata è stato il professor Eco con una nota di amaro realismo: "Siamo tutti bravi a dire 'no alla crimilità' ma bisogna vedere poi quanti ci credono veramente, quanti si comportano secondo la legge, quanti combattono il crimine e quanti invece lo dicono a parole ma di fatto fanno i criminali"...


E' stato molto bello... La cosa che mi ha colpita di più è stata la presenza di tante ragazzine: c'era la sala piena! Ad un certo punto una di loro si è avvicinata: aveva le dita in bocca, trascinava un'amichetta per il braccio e, mentre avanzava verso l'angolo della parete, spalancava gli occhioni e arrossiva sulle guance. E' rimasta un po' lì, alla parete, trascinandosi la sua amica, come si fa a scuola quando si sta a spiare un ragazzo bello che non si ha il coraggio di avvicinare. Si sta lì immobili e si aspetta che lui si volti a guardare, per poi sorridere, arrossire, abbassare gli occhi e scappare a nascondersi. Ieri avrei voluto avere anch'io un'amichetta da trascinare per il braccio, ma ormai sono grande e alla mia età queste cose non si dovrebbe aver più bisogno di farle! Così sono rimasta ferma, seduta al mio posto e quando lui si è girato a guardarmi stavo per sprofondare nella poltrona! Avrei voluto ricambiare il suo sguardo, fargli un sorriso, salutarlo, dirglielo che sì, ero proprio io e non mi sarei persa quella serata per nulla al mondo e poi magari cercare di intavolare un minimo di conversazione come una 24enne dovrebbe saper fare e invece, come una ragazzina timida, ho abbassato gli occhi e finto indifferenza, così "il bello" ha proseguito per la sua strada!

Pagina originale
Convegno "Educare alla legalità"



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