SULLE DIMISSIONI AL TG1
27 gennaio 2004




- Mio articolo pubblicato in Articolo21 -

Il problema del Tg1 è una cosa seria. La prossima settimana non sarà come tutte le altre: sta per succedere qualcosa, è roba grossa, che scotta e qualcuno finirà bruciato. Il problema è: chi si brucerà?
Il Tg1 è sempre stato un telegiornale “istituzionale” con notizie ufficiali, non è una novità che da esso risuoni prevalentemente la “voce del Palazzo”. Eppure negli ultimi tempi tutte le altre voci, benché misere, si sono spente definitivamente, fino a non sentire nulla al di fuori delle dichiarazioni del governo.
Gli ottimi giornalisti che vi lavorano, eseguono il loro mestiere come marionette o replicanti, e poi si girano l’Italia per smentire nelle conferenze ogni singola parola di ciò che mostra il loro giornale, che dovrebbe rappresentarli, ma rappresenta solo Berlusconi. E’ una realtà di fatto, che mi ha portato, nel corso degli ultimi mesi, ad incontrare diversi giornalisti, tra convegni e lezioni universitarie, e che ho imparato ad apprezzare davvero, mentre al Tg quasi detestavo! Però tutto questo non è normale, non ha senso: né per i giornalisti che sono costretti ad una simile situazione lavorativa, né per chi da casa vede il telegiornale.
Il gesto e le dichiarazioni di Daniela Tagliafico sono stati fortissimi, un pugno nello stomaco per il direttore Mimun, che non ha mai sospettato del malumore della collega e che certamente in questo periodo, dopo essere stato ripetutamente bersagliato da politici e giornalisti per le gravi mistificazioni realizzate, non desiderava innescare un nuovo vespaio. Un gesto a cui, giustamente, deve unirsi la solidarietà e la protesta degli altri colleghi giornalisti, meglio se sostenuta dalla gente. Sì, la gente, i telespettatori, le famose “milioni di persone” che ogni sera si sintonizzano sul Tg1 e fanno di esso il telegiornale più guardato dagli italiani, con share intorno al 30%, anche loro dovrebbero protestare per avere un po’ più di obiettività nel dare le notizie e richiedere maggiore pluralismo. Ma chissà perché ogni volta che si parla di televisione pubblica, i telespettatori si disinteressano, come se fosse roba d’altri. E invece no, non è roba d’altri, ma è di tutti, perché tutti pagano il canone e quindi hanno il diritto ad avere una televisione pubblica che sia realmente servizio pubblico e non servizio del governo di turno. E pluralismo non deve essere percepita solo come una brutta parola in bocca a degli estremisti di sinistra, ma come una richiesta di libertà del mondo delle informazioni, perché tutti abbiano il diritto ad essere informati nel modo più congeniale alle loro esigenze e non solo a quelle di chi comanda. Ma come spiegare alla gente che quella che si svolge nel Tg1 non è solo una battaglia di poltrone, ma una lotta per i diritti di tutti i cittadini ad avere un’informazione più equa e rispettosa delle tante voci che costituiscono l’Italia? Ma soprattutto, come fare per ottenere un’informazione libera e indipendente, quando a dimettersi sono i giornalisti che la chiedono e non il direttore Mimun, che da quando sta alla guida del Tg1, non ha fatto altro che suscitare gravi polemiche? Perché mai il gesto della Tagliafico dovrebbe essere seguito da azioni analoghe dei colleghi, non facendo altro che favorire Berlusconi, lasciandogli campo libero per nuove nomine a lui più congeniali, quando invece l’unico a dimettersi dovrebbe essere Mimun?

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