POSSIBILE DECRETO SALVA RETE4 E RAITRE
16 dicembre 2003




- Mio articolo pubblicato in Articolo21 -

Il governo lascia trapelare la possibilità di realizzare un decreto per il prolungamento delle concessioni delle frequenze a Rete4 e della pubblicità a Raitre.
Entro il 31 dicembre 2003, se non si trova una soluzione per Rete4, il canale dovrà chiudere (con conseguenti licenziamenti) perché non è attrezzato per il digitale e le famiglie che dispongono di decoder e parabola risultano comunque poche.
Curioso che Berlusconi, promotore del futuro digitale, non abbia attrezzato la sua rete a tale evento, soprattutto in vista delle concessioni che scadevano! Un modo come dire che sul satellite per ora ci lascerebbe andare gli altri perché quel futuro digitale che sembra imminente quando Berlusconi dichiara obsoleti i giornali, diventa lontano quando si tratta di vedere l’effettiva copertura sulla popolazione. Berlusconi – privato imprenditore – ha sempre avuto i mezzi economici per attrezzare Rete4 per il digitale e li ha anche per liquidare i suoi dipendenti… Ma chissà perché deve essere lo Stato italiano a farsi carico dei suoi problemi aziendali, con decreti (questa volta a firmare sarebbe Fini).
Raitre – rete televisiva pubblica e quindi di interesse di tutti i cittadini italiani – invece perderebbe le entrate pubblicitarie e sarebbe un grave danno economico per un’azienda Rai già in perdita.
Cattaneo ha già minacciato licenziamenti in vista di un risanamento dell’azienda e, oggettivamente, con tutti i dipendenti inutili che ci sono in Rai (in primis lui stesso) e in altri posti pubblici, non ha tutti i torti, ma con la situazione politica attuale, fortemente censoria, il rischio è che ad essere eliminati non siano effettivamente gli esuberi, ma persone considerate di sinistra e quindi scomode al governo (perché ormai è chiaro che le epurazioni sono appena cominciate).
Sarebbe sensato che il governo si preoccupasse di salvare la televisione pubblica per renderla forte e pluralista, a vantaggio di tutti i cittadini, mentre invece pare sempre più evidente che l’unico interesse fatto fino ad ora sia quello privato del premier.
I destini di Raitre e Rete4 vengono così indissolubilmente accorpati in un unico possibile decreto – che è sempre meglio che la legge Gasparri – in cui o si salvano entrambe o nessuna. I discorsi sui due canali vengono unificati, come se essi avessero un problema comune, oscurando la differenza fondamentale che c’è tra loro e cioè che Raitre è rete pubblica e Rete4 fa parte di un’azienda privata, di cui lo Stato non dovrebbe necessariamente occuparsi. Il governo si preoccupa, invece, di come salvare una Rete4 - tanto guardata dagli italiani che è sempre in perdita - le cui frequenze, per legge, a gennaio 2004 sarebbero dovute passare di diritto ad altri canali televisivi (ad esempio il circuito Europa7, oppure tv minori come La7 e Mtv che ancora non coprono l’intero territorio nazionale) e tralascia di prendere le difese di questi che da anni le attendono.
Insomma la battaglia per il pluralismo non è finita, anzi è appena cominciata e sarebbe opportuno che le opposizioni cominciassero a far sentire forte la loro voce in Parlamento. Lo stop alla Gasparri ad opera del Presidente Ciampi, deve essere sentito come un monito forte e chiaro da questo governo e non lasciato cadere nel vuoto.

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