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È stata approvata quasi di nascosto la riforma della Costituzione italiana, nell’indifferenza degli organi di informazione. L’ultima votazione, conclusasi al Senato con 170 voti favorevoli, 132 contrari e 3 astenuti, è stata inserita in un calendario ricchissimo di eventi, quasi a voler fare in modo che la stampa si occupasse di altro. Il merito principale di questa distrazione di massa di organi d’informazione e opinione pubblica, come sempre, l’ha avuto Silvio Berlusconi, che ha catalizzato su di sé tutta l’attenzione con la dichiarazione «case per tutti», poi riveduta e corretta in «case solo per gli sfrattati». Una frase sola è bastata, dunque, a tenere banco su stampa e tv per una settimana intera, ma non certo una settimana qualsiasi: quella in cui la Consulta aveva bocciato i tagli agli enti locali previsti dalla Finanziaria, i sindacati annunciavano scioperi, gli studenti occupavano le piazze contro la Riforma Moratti e la riforma costituzionale si avviava in dirittura d’arrivo.
Del resto, che la riforma della Costituzione suscitasse parecchie preoccupazioni ovunque, si sapeva e così il governo ha cercato di tenerla nascosta fino a che i giochi fossero fatti. L’approvazione del Senato è piombata nei telegiornali come una sorpresa improvvisa, ma, anche in questo caso, nessun notiziario si è preoccupato troppo di sottolineare quali fossero le sostanziali novità delle norme approvate: tutti si sono buttati sui commenti dei vari esponenti politici, sulla “festa padana” per la tanto bramata “devolution” e sulla ricomparsa di Umberto Bossi (ormai privo di incarichi ufficiali nella politica italiana) a Palazzo Madama con famiglia al seguito, dopo i mesi di assenza per la malattia che lo aveva colpito.
L’argomento di maggior interesse, per un’informazione succube delle esigenze della politica e del mercato che, seguendo la moda del momento, tende a legarsi sempre di più al gossip, non poteva quindi che essere la presenza del “Senatur” a festeggiare la “devolution”, tanto da far diventare questa la notizia di copertina, a cui dedicare uno spazio persino più ampio di quello concesso per illustrare il contenuto della Riforma Costituzionale stessa, che è ben più profonda della parte riguardante i poteri lasciati alle Regioni.
Sui giornali le cose sono andate un po’ meglio: i più importanti quotidiani nazionali hanno dedicato ampi spazi alla Carta Costituzionale e al dibattito suscitato dalle riforme che la coinvolgevano, con schede esplicative delle modifiche apportate.
Ad infierire sul destino televisivo della Riforma della Costituzione è arrivata la coincidenza dell’approvazione di essa con la data del processo, a porte aperte, ad Annamaria Franzoni e la finale dell’Isola dei Famosi. È chiaro ormai che la campagna elettorale incombe e chi ha visto perdere tutte le ultime competizioni deve cominciare a darsi da fare per riguadagnare terreno così che, quando le notizie in circolazione non sono buone, occorre addomesticarle o meglio ancora inventarsi qualcos’altro di cui parlare. In questo caso, di argomenti alternativi ce n’erano in abbondanza: così, come spesso è accaduto negli ultimi tempi, i salotti serali, dopo averci martellato per giorni sui casi Albano-Lecciso-Romina e Marini-Cecchi Gori, in quest’occasione hanno potuto aggiungervi l’ambigua e fascinosa Lori Del Santo, prima trionfatrice donna del reality di Raidue e poi passare ad un reality più macabro come il delitto di Cogne, tutto in una sera! Artefice principale di questo capolavoro di brutta televisione e scarsa informazione è stato Bruno Vespa, che ha trasformato il suo Porta a Porta da talk show politico a salotto caciarone, con i soliti ospiti fissi (Crepet, Palombelli, mischiati a giornalisti, esperti, politici e veline).
Del resto come non parlare ancora del caso-Cogne, di cui Vespa sembra avere avuto i diritti in esclusiva, in un giorno come quello dell’affollatissimo processo alla Franzoni? Se tanta gente aveva deciso di andare al Tribunale di Torino per seguire l’udienza - ma soprattutto per «guardare in faccia lei e vedere se dai suoi occhi emerge qualcosa», come hanno dichiarato molti intervistati ai giornalisti – significava che il delitto non aveva ancora stancato il pubblico, che, si sa, è curioso, a volte fino al sadismo voyeuristico. Inoltre, quella mattina, era stata pubblicata dal quotidiano Libero di Vittorio Feltri anche una lettera dell’avvocato Taormina in cui si lanciava in un’appassionata difesa della sua cliente: se un giornale dà spazio all’arringa difensiva di un avvocato implicato in un processo cruciale, diventandone il megafono, perché mai la televisione non dovrebbe occuparsi anch’essa di quel processo?
Della riforma costituzionale, gli italiani avranno tempo di accorgersene sulla propria pelle quando entrerà definitivamente in vigore, perché togliere loro la sorpresa di scoprirla?.
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