IMPARZIALITA’ DEI CONDUTTORI
25 gennaio 2006




- Mio articolo pubblicato in WebMagazine -

«Credo che almeno durante la campagna elettorale dirigenti e giornalisti Rai, specie chi va in video, come pure i conduttori, dovrebbero astenersi dal partecipare a manifestazioni politiche, fare dichiarazioni di voto, partecipare a comizi.», questa l’ultima dichiarazione del presidente della Rai Claudio Petruccioli. Una dichiarazione inaspettata, forse dettata da un tentativo di ripristinare un barlume di credibilità alla Rai e di “obiettività giornalistica” che, nei programmi e nell’informazione, manca da parecchio o forse un tentativo di recuperare la tanto discussa “par condicio” almeno da parte dei conduttori, dato che chiederla alla politica è impossibile.

Come se l’obiettività giornalistica fosse determinata dalle volte che un giornalista va in piazza a sentire un comizio politico! Ai conduttori è richiesto di diventare asettici, apatici, privi di idee personali, ma soprattutto privi della possibilità di esprimerle, anche se ciò dovesse avvenire al di fuori del contesto televisivo, anzi, tanto peggio se accade questo!
Come se i giornalisti e i conduttori che non si fanno vedere ai comizi non avessero passioni politiche o non avessero rapporti con la politica!

«Petruccioli è entrato a Palazzo Chigi presidente della commissione di vigilanza ed è uscito presidente della Rai. Chi l’ha deciso se non Berlusconi? Non ha fatto in tempo a sedersi nell’ufficio di viale Mazzini e ha fatto sapere che voterà Meocci direttore generale, scelto Berlusconi.», ha scritto Elio Veltri. E Lucia Annunziata replica: «Il presidente parla con i buoi già fuori dalla stalla. Come ci si potesse dimenticare che proprio il direttore di Raiuno, Del Noce, è stato con Forza Italia. Ed ha accompagnato Berlusconi in visita da Vespa. E che pure il nostro direttore generale Meocci, giornalista, ha fatto carriera politica e poi è rientrato a viale Mazzini. Io ho sempre reso molto chiare le mie simpatie, conta il patto con lo spettatore. Meglio dire da che parte si sta e poi però essere capaci di rappresentare tutti, senza fare il trombettiere». Anche Giuliano Giubilei del Tg3, azzarda coraggio: «Il richiamo è giusto, ma c’è gente più schierata di noi. Ora ad un comizio non andrei. Ma su certi temi non rinuncio ad avere le mie opinioni».

L’appello di Petruccioli si colloca dopo le già pesanti prese di posizione di alcuni quotidiani del centrodestra (Libero, Il Foglio, Il Giornale, La Padania) in cui, nei mesi scorsi, furono pubblicati nomi e fotografie di giornalisti, conduttori, personaggi televisivi, attori, dirigenti, visti a manifestazioni del centrosinistra, accompagnati da duri commenti che mettevano in dubbio l’imparzialità e la professionalità degli stessi. Elenchi che suonavano come liste di proscrizione, da utilizzare in vista di future possibili epurazioni. Tecniche che non sono nuove a questo governo - probabilmente venivano utilizzate anche prima, anche se i nomi dei non graditi non venivano sbandierati sui giornali - e che hanno preso sempre più forza dopo la vicenda ormai nota come “l’editto bulgaro” che costò il posto di lavoro a Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi.

Così che, se le dichiarazioni di Petruccioli dovrebbero valere per personaggi con idee appartenenti ad entrambi gli schieramenti politici, sembrano suscitare il plauso solo di quelli vicini al centrodestra, come Attilio Romita (conduttore del Tg1 delle 20:00, aggiunto da Clemente Mimun, dopo duri scontri con il resto della redazione), il quale ha dichiarato: «Un giornalista non deve approfittare del rapporto di "fascinazione" che ha col pubblico per condizionarlo politicamente. Si tratta di astenersi per 40 giorni, si sopravvive. Mai aderito per principio, mai moderato tavole rotonde, non rende nemmeno. E al mio amico Lamberto Sposini, nella sua specchiata carriera, rimprovero l’happening ai piedi del pullman di Prodi».
Romita fa il furbo: contesta il vicedirettore del Tg5 che ha partecipato alla Convention dell’Ulivo del 1996, ma non ha il coraggio di contestare colleghi che hanno preso parte ai comizi più recenti e con cui, lui stesso, si trova a lavorare. Mente anche sui suoi trascorsi politici perché, è vero che lo si vede più spesso partecipare a premi giornalistici, inaugurazioni di mostre e feste, che non a manifestazioni di partito, ma nessuno ignora il fatto che a volerlo conduttore delle 20:00 del primo telegiornale italiano sia stato il premier, che già seguiva da inviato, come ha dichiarato Francesco Giorgino (appena reintegrato al Tg1 delle 13:30), nella nota intervista a Libero che gli aveva fatto perdere il posto da conduttore nei mesi scorsi: «Attilio Romita, il berlusconiano qui è lui. Ma gli fa onore, perché lui è convinto di questa appartenenza e lo dice».
Lamberto Sposini, invece, replica: «Sì, presentavo la kermesse, ma da giornalista, non da testimonial. Ha ragione Petruccioli, i giornalisti non devono seguire un partito e nemmeno iniziare vita politica come certi colleghi prestigiosi, pretendendo poi di tornare indietro. [Michele Santoro, n.d.r.]».
Carmen Lasorella, anche lei a quella kermesse, ne prende le distanze: «Quella fu una circostanza irripetibile. Come tanti, credevo che il Paese stesse cambiando, seguii un afflato di libertà. Non me ne pento, oggi non lo farei. Subito dopo il centrosinistra mi spedì in Prussia, quindi non proprio Siberia, ma a Berlino... Dal 2004 sto in soffitta».
Insomma, forse il vento che sembrava stesse cambiando, ha mutato di nuovo e allora conviene non sbilanciarsi troppo.

Per Mauro Mazza, direttore del Tg2, la questione non si pone: «Nessuno dei miei va ai comizi. Se lo trovassi ad applaudire plasticamente sotto palco credo che per un po’ lo toglierei dal video. Petruccioli si sforza di fare della Rai un’azienda normale». Già, peccato che Mazza (nominato direttore in quota ad Alleanza Nazionale) abbia, però, moderato per tutta la scorsa estate i dibattiti (politici e non) che si sono svolti al Caffè della Versiliana, a Marina di Pietrasanta, una volta salotto libero e da due anni salotto gestito dal centrodestra (la cui giunta amministra il Comune della cittadina toscana), in cui si sono svolte anche ben due Feste di Forza Italia! In sua compagnia, alla Versiliana, anche Giovanni Masotti (Raidue), Alda d’Eusanio (Raidue), Fabrizio Summonte (Tg5) e Cesara Buonamici (Tg5).
Cosa pensare del Tg4 di Emilio Fede, il quale, forse, ai comizi potrà anche non andare, ma non si può certo dire che faccia un notiziario obiettivo ed equilibrato!
E Pippo Baudo, che il centrosinistra voleva candidarlo in Sicilia? Che si fa, lo si toglie dal video perché considerato di parte?

Insomma, forse, Petruccioli, anziché preoccuparsi di cosa i giornalisti e i conduttori vadano a fare fuori dal video, dovrebbe preoccuparsi di cosa facciano dentro, di come gestiscono i programmi e i notiziari. Perché il vero problema, non è se un personaggio va votare a destra o a sinistra, ma che tipo di trasmissione fa e quanto questa sia obiettiva. Non è il non andare alle kermesse elettorali che garantisce l’imparzialità dei programmi, ma è la professionalità di chi li gestisce e la sua capacità di lasciare le passioni private fuori dalla trasmissione che deve condurre.

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