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LA NOTIZIA, L'UOMO, IL TESTIMONE


28 gennaio 2006




LA NOTIZIA, L'UOMO, IL TESTIMONE
Incontro tra il Cardinale Tettamanzi e i giornalisti milanesi


In occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, il Cardinale Dionigi Tettamanzi ha dato appuntamento agli operatori del settore, per un incontro al Circolo della stampa di Milano sul tema: "La notizia, l’uomo, il testimone", organizzato da don Gianni Zappa, responsabile dell'ufficio Comunicazioni sociali della Curia ambrosiana. Per l’evento è stata allestita anche una piccola mostra per ricordare 12 testimoni del giornalismo, tra cui Walter Tobagi e Ilaria Alpi. Durante l’incontro, si sono confrontati con il Cardinale di Milano, Gianfranco Fabi (Vicedirettore di Il Sole 24 Ore), Tiziana Ferrario (Tg1, Rai), Riccardo Bonacina (Direttore di Vita), e Roberta Filippini (Ansa).
Con questo incontro si è voluto ribadire la necessità di riaffermare il ruolo dei giornalisti come principali protagonisti del mondo della comunicazione, in quanto la loro figura è insostituibile. Ai giornalisti – che oggi sembrano puntare di più sull’apparire - è rivolto il monito di San Francesco di Sales: "Cercate le virtù migliori, non quelle più appariscenti".

Fabi ha evidenziato la necessità di "umanità" nello svolgere la professione giornalistica e di ricordarsi che dietro ai fatti e ai numeri ci sono sempre delle persone. Per questo occorre sempre confrontarsi con la propria coscienza e utilizzare la professionalità come metro di giudizio. "Il rischio odierno è di innalzare a valori il cinismo e l’ipocrisia. – ha affermato Fabi – Si rischia di diventare schiavi della notizia e, invece, dovremmo esserne i servitori". Ecco perché, secondo il vicedirettore di Il Sole 24 Ore, occorre dimostrarsi aperti verso il mondo, vagliare tutte le cose e poi scegliere quelle da conservare, tenendo presente che un’informazione seria e di qualità (lontana da gossip e chiacchiericci effimeri) può essere vincente.

Tiziana Ferrario ha messo in luce le difficoltà che i giornalisti incontrano nelle loro missioni da inviati, soprattutto in zone di guerra e se con piccoli editori incapaci di garantire i requisiti minimi per l’incolumità personale. Scherza sulla sua visibilità e ricorda che l’essere visibile non coincide con l’avere potere decisionale nell’ambito dei contenuti e, in generale, le donne sembrano contare ancora troppo poco.
La giornalista del Tg1 ha sottolineato anche un problema di eticità della professione giornalistica che è sempre più evidente: "E’ complicato capire dove sta la verità. C’è il rischio di diventare strumenti di propaganda e di riportare notizie non verificabili, soprattutto in contesti di guerra dove gli inviati vengono tenuti lontani dal fronte e dove le parti in causa cercano ciascuna di far passare le proprie idee. I confini tra informazione, propaganda e pubbliche relazioni sono molto labili". Per quanto riguarda, poi, i telegiornali italiani, Tiziana Ferrario ha fatto notare la scomparsa quasi totale della politica estera, perché, secondo gli editori non interessa al pubblico, ma, in questo modo, si finisce per non riflettere sul mondo, perché non lo si vede e si resta chiusi nella propria realtà.
Infine, la giornalista ha citato i rapporti di Freedom House e Reporters Sans Frontières, che segnano il 2005 come l’anno nero della libertà di stampa nel mondo: 63 giornalisti sono morti (la maggior parte in Iraq), 807 sono stati arrestati (in prevalenza in Cina, Cuba e Corea del Nord), forti censure e il 60% dei Paesi non ha mezzi di comunicazione liberi; l’Italia stessa è considerata "parzialmente libera, a causa di un clima di eccessivo controllo politico dell’informazione".

La Ferrario ha domandato al Cardinale Tettamanzi se gli piacciono i telegiornali italiani e lui ha risponsto: "Non tanto", poi ha aggiunto "Il tg diventa la fiera delle parole, delle opinioni, non dei fatti. Troppo spesso si dà risonanza nazionale a eventi di cronaca circoscritti, senza nemmeno rispettare le persone che vi sono coinvolte. Certe notizie nascondono problemi impegnativi che vengono archiviati troppo in fretta per passare ad altro, mentre bisogna andare in profondità. Serve un’informazione che guardi principalmente ai problemi degli ultimi, dei disagiati". Il Cardinale non distingue tra televisioni private e servizio pubblico: entrambe sono mezzi informativi e comunicativi e andrebbero utilizzati per il bene comune, in quanto essi educano sempre e comunque, in positivo o in negativo, in base al modo in cui li si usano. Il servizio pubblico deve perentoriamente porsi al servizio del bene comune, ma anche gli altri editori dovrebbero promuovere l’informazione in questo senso, perché i valori messi in gioco nell’impresa della comunicazione necessitano di superare l’ansia del guadagno, degli indici d’ascolto o dei propri interessi privati. "Occorre partire dall’esigenza irrinunciabile del bene comune. "Quale modello di uomo intendo far crescere?" E’ questo che si devono chiedere editori e giornalisti", ha affermato Tettamanzi. Infine, il Cardinale, si è associato alle richieste dei giornalisti di avere una stampa libera e un’informazione seria e di qualità, aderente alla realtà concreta, che aiuti a comprendere le istanze che sono dentro la vita e, per questo, servono uomini veri, che capiscano di scrivere per un "tu" e non per se stessi o per il proprio editore e basta: "L’io che si rivolge al tu, per creare uno spazio dialogico. L’uomo è relazionalità, come diceva Wojtyla, prima che razionalità".

Bonacina ha parlato dei cambiamenti che hanno dominato il mondo delle comunicazioni negli ultimi anni: "Oggi c’è una sovrabbondanza di informazione, ci sono infinite opportunità di racconto, ma questo non si traduce in un aumento della libertà. Spesso ci troviamo immersi in un brusio di voci, siamo sempre connessi, ma è come se la nostra vita si trovasse altrove, nonostante tutti partecipiamo; l’agenda ci viene imposta da fuori, ci viene detto tutto tranne ciò che ci riguarda. Noi siamo spettatori passivi in questo sistema di comunicazione: non si crea lo spazio dialogico tra chi scrive la notizia e chi la riceve. Troppo spesso la vita vera sta dentro le notizie che vengono scartate dai tg, ma il racconto della realtà non dovrebbe essere distaccato: il giornalista deve compromettersi, cioè riavvicinarsi al concreto, a ciò che deve raccontare, altrimenti rischia di svolgere un mero lavoro impiegatizio, mentre dovrebbe appassionarsi della vita, non dell’astrazione".

Anche Roberta Filippini ha evidenziato le mutazioni della professione giornalistica e, in particolare, ha rilevato come sia sempre più utile e diffuso il servilismo: "Prima c’era voglia di tirar fuori le cose, sia da parte dei cronisti che degli editori, oggi c’è preferenza a nasconderle. Maggior causa di questo sono gli interessi non editoriali coltivati dagli editori che vanno poi ad incidere sulle notizie da diffondere o meno, a seconda degli interessi che si vogliono tutelare". La chiusura del mercato editoriale, il fatto, cioè, che tutti i mezzi di comunicazione siano di proprietà di pochi soggetti, non facilita la libertà, in quanto chiunque abbia qualcosa da contestare finisce per evitare di farlo, per non perdere il lavoro; ma una società, per crescere democraticamente, ha bisogno di una stampa libera e seria.
Libertà di stampa, centralità dei fatti concreti, attenzione ai più deboli, serietà e verità dei contenuti dell’informazione, importanza del ruolo dei giornalisti: questi, dunque, i temi principali di questa giornata dedicata al giornalismo.

Leggi anche l'intervista a Tiziana Ferrario del Tg1

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