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IL CALDO CHE UCCIDE
12 luglio 2006




- Mio articolo pubblicato in WebMagazine -



Lo spazio dedicato alle vicende di cronaca nera, su quotidiani e notiziari televisivi, è aumentato notevolmente nelle ultime settimane. Delitti orrendi o tentativi falliti di omicidio, per lo più messi in pratica da uomini ai danni delle donne: il più eclatante è il caso del direttore artistico del teatro “Lauro Rossi” di Macerata che ha gettato il corpo della moglie in fin di vita in un cassonetto dell’immondizia, ma c’è anche una ragazza di Albenga sgozzata davanti alla madre dall’ex fidanzato per gelosia o la piccola Alice picchiata e strangolata , a soli 5 anni, dal compagno della madre.

Delitti efferati si verificano sempre, in qualsiasi luogo o situazione, ma sembra che nella stagione estiva aumentino. Certo è che, in estate, l’economia e la politica rallentano il loro corso, così che mettono in circolazione meno notizie e i giornali colmano questo vuoto con pagine di gossip (rosa o nero che sia).
Eppure secondo alcuni studi, ci sarebbe anche uno stretto legame tra i delitti e le alte temperature: un secolo fa, il sociologo Raymond Quetelet chiamò questa tendenza “Thermic law of crime” (Legge termica del crimine), ma per ora,non ha valore scientifico, in quanto le statistiche sono molto labili.

In ogni caso, gli omicidi e i tentati omicidi più frequenti maturerebbero in famiglia: le mura domestiche, che rappresentano simbolicamente i luoghi della sicurezza e della protezione, si tramutano in scenari dell’orrore e a farne le spese sono per lo più i soggetti deboli, come le donne (mogli, madri, fidanzate), i bambini e gli anziani. La maggior parte degli assassini, infatti, è formata da persone “vicine” alla vittima (il partner, un parente, un collega) e le aggressioni avverrebbero prevalentemente all’interno della coppia, per motivazioni di carattere passionale (gelosia, non accettazione della separazione, custodia dei figli) o per controversie economiche (eredità, mantenimento). Notevoli anche i casi di soggetti con problemi psichici e depressivi che, in estate, a causa dello svuotamento delle città per ferie, il rallentamento dell’attività lavorativa, finiscono per far esplodere i loro disagi con gesti drammatici contro gli altri o se stessi.
Il caldo, il disagio e la solitudine (esteriore o interiore), sembrano trovare nella stagione estiva il loro terreno favorevole per trasformare le persone più insospettabili in collerici assassini. Litigi improvvisi, piccoli sgarri, la scoperta di un tradimento, una parola di troppo e piccolezze quotidiane diventano così il fattore scatenante di raptus che generano i delitti.

In estate, i delitti impazzano anche nell’editoria: i libri gialli sono tra le letture preferite sotto l’ombrellone, insieme al gossip scandalistico. Il genere nero e il genere rosa sono molto simili tra loro: in entrambi i casi emerge l’aspetto voyeuristico che tende al morboso nell’esibizione dei dettagli più macabri o più privati ed entrambi fanno leva sulle passioni, perché vanno a colpire la sfera dell’inconscio, dei sentimenti, delle paure e il pubblico è ghiotto di pathos, vuole emozionarsi, essere partecipe emotivamente di ciò che è accaduto, lasciarsi coinvolgere dalle vicende, pur osservandole dall’esterno, come a teatro durante la visione di una tragedia greca.
Il filtro del racconto giornalistico di tali vicende, infatti, permette di mantenersi ad una distanza di sicurezza dagli eventi accaduti: c’è un assistere a scene di dolore, alla morte di persone con cui è possibile identificarsi e lasciarsi coinvolgere, ma, allo stesso tempo, tutto ciò avviene perché le disgrazie sono degli altri e non le proprie. Il filosofo Burke cita le tragedie come rappresentazione di disgrazie: il piacere suscitato da esse sta proprio nell’osservarle – pur desiderando poter porre rimedio a determinate situazioni e soffrendo della propria impotenza – e non nel viverle sulla propria pelle.

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