LA CADUTA DI BAGHDAD
9 aprile 2003




- Mio articolo pubblicato in Articolo21 -

Giornata storica in cui il mondo si è fermato ed è rimasto incollato alla televisione, a guardare i carri armati americani che entravano nel cuore della capitale irachena e si fermavano a presidiare l’hotel Palestine, che ospita la stampa internazionale. Edizioni straordinarie dei telegiornali riempiono le reti e mandano in diretta immagini di gente festante per le vie delle città, che inneggia slogan contro Saddam Hussein e ringrazia l’America.
Giornalisti che raccontano esaltati ed emozionati l’arrivo delle truppe della coalizione e si fiondano a intervistare i marines, quegli stessi contro cui il giorno prima avevano aspramente inveito, accusandoli di aver volutamente attaccato l’informazione e ucciso dei “colleghi”.
Già ieri, la giornata nera dell’informazione, in cui si contavano i giornalisti morti dall’inizio del conflitto in Iraq; ma oggi è un altro giorno: il giorno della caduta del regime di Saddam Hussein, della liberazione di Baghdad, della rivincita del popolo iracheno dopo venticinque anni di feroce dittatura. Si, il popolo iracheno, quello stesso popolo che fino a ieri manifestava a favore del dittatore e si dichiarava pronto a morire per lui, oggi ha bruciato i suoi ritratti e, con l’aiuto dei marines, ha abbattuto la sua statua. Stranezze e contraddizioni forti cominciano ad emergere. E’ il giorno della gioia degli inviati di giornali e tv, consapevoli di trovarsi nel posto giusto al momento giusto, a raccontare scene che entreranno nella storia dell’umanità e questo, unito alla festa degli iracheni, basta a permettere loro di sorridere e accogliere i soldati americani come eroi, incuranti di tutto ciò che è accaduto appena ventiquattro ore prima. Allora è proprio vero che la vittoria basta a cancellare tutte le colpe dei vincitori...

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