22 marzo 2006 ![]() - Mio articolo pubblicato in WebMagazine - Dal IV Forum mondiale dell'acqua in Messico e dagli incontri che si sono svolti è emerso che in 50 anni si sono dimezzate le scorte idriche: un miliardo di persone, nel mondo, non ha accesso all’acqua potabile, 2,6 miliardi non sanno cosa siano i servizi sanitari e negli ultimi 5 anni il consumo di acqua in bottiglia è cresciuto del 57%. La situazione peggiora di anno in anno: se le riserve idriche mondiali per abitante erano di 16.800 metri cubi nel 1950, nel 2000 erano già scese a 7300 e nel 2025 si dovrebbero assestare a 4800. L'Onu, per far fronte a una tale situazione, si è impegnato in questo Forum, dandosi l’obiettivo di dimezzare, entro il 2015, il numero di persone senza acqua potabile o servizi sanitari (ovvero quelle che non dispongono di 20 litri al giorno a una distanza inferiore a 1 km), ma per raggiungerlo servono investimenti tra i 7,5 e 25 miliardi di euro all'anno contro i 4 stanziati attualmente e gli appetiti in gioco sono molto grossi, perché il valore dell'industria dell'acqua sarebbe pari al 40% di quella del petrolio. L'acqua è un elemento indispensabile e la consapevolezza di un progressivo aumento della richiesta di questo bene di prima necessità ha contribuito a incrementarne la privatizzazione dei sistemi di distribuzione. L'acqua, insomma, sta diventando merce e sta assumendo un valore politico sempre più grande, ecco si prevedono aspre lotte per il suo possesso. La storia dell’accaparramento delle risorse idriche è lunga e complessa. L'acqua è una risorsa “finita” e come tale è preziosa, eppure, nella parte ricca del mondo, ci si comporta come se non fosse così: lo scarico di una toilette occidentale consuma tanta acqua quanta ne serve a una persona nei paesi poveri per le esigenze di un giorno intero. In America latina e in Africa equatoriale, dove l'acqua è naturalmente abbondante, circa la metà della popolazione ha difficoltà a berne di pulita e la carenza di questa provoca 8 milioni di morti all'anno, addirittura più vittime di quelle da malnutrizione. Le ragioni di questi squilibri sono politiche e finanziarie. Le multinazionali riempiono sempre di più i vuoti lasciati dalle amministrazioni secondo il loro interesse, ma numerosi episodi di questo tipo - in India, in Africa e in America Latina - hanno portato a violente rivolte da parte della popolazione, come è successo a Cochabamba, in Bolivia, dove nel 2000 è scoppiata una vera e propria guerra dell’acqua in seguito alla privatizzazione controllata dalla società californiana Bechtel, voluta dalla WTO, che ne aveva acquistato i diritti di utilizzo (persino quelli dell'acqua piovana) ed ha portato a rincari del 300% che i campesinos, ovviamente, non potevano permettersi. Questo drastico aumento delle tariffe ha avuto disastrose conseguenze, come l’isolamento delle classi più svantaggiate e un sostanziale peggioramento del servizio. Gli scontri - durati circa 4 mesi, che hanno causato morti e feriti - hanno costretto la municipalità a cancellare il contratto quarantennale alla Bechtel, ma nel gennaio del 2005 è iniziato il secondo capitolo della storia. Questa volta sotto accusa per un eccessivo aumento delle tariffe sono stati messi gli interessi della multinazionale francese Suez-Lyonnaise des Eaux, rappresentata a La Paz dalla filiale Aguas de Illimani. Scioperi e blocchi stradali hanno impedito al grande gruppo di privatizzare l'acqua. Nel novembre del 2005, poi, la Bechtel ha richiesto alla Bolivia un risarcimento di 25 milioni di dollari per mancato lucro, una somma che corrisponde, nel paese andino, allo stipendio annuale di 12.000 insegnanti di scuola pubblica. I movimenti che si battono contro la privatizzazione dell'acqua sono riusciti ad ottenere il ritiro di questa richiesta, ma non è preclusa la possibilità per altre multinazionali dell'acqua di imporre i propri sistemi di distribuzione altrove. Fino ad ora, i tentativi delle imprese di trasformare l'acqua in un bene economico da cui trarre privato profitto sono state dirette dalla Banca Mondiale. Attualmente, l'Acea (l’ex municipalizzata di Roma, ora SpA) sta tentando la privatizzazione dell’acqua in Honduras. In tutta Europa si è dato il via all'esperienza delle gestioni semi-private: una pratica sempre più diffusa, che, spogliando l'acqua del suo carattere di bene comune, apre un dibattito sul valore etico di queste scelte. Un’iniziativa analoga al Forum messicano, si è svolta pochi giorni prima anche a Roma, con il primo Forum dei Movimenti per l'acqua italiani per tre giorni di confronti per delineare le linee-guida di un percorso che si prefigge di portare alla ripubblicizzazione del sistema idrico. Il diritto all'acqua é inalienabile: dunque l'acqua non deve essere di proprietà di nessuno, ma deve essere condivisa equamente da tutti; è questo il punto di arrivo di un percorso nazionale che ha coinvolto in cinque incontri (Cecina, Firenze, Roma, Napoli, Pescara) tutti i comitati, le associazioni, i movimenti impegnati in vertenze territoriali sul bene comune acqua. In Italia comitati cittadini, civici, regionali lavorano già da tempo per definire gli obiettivi di una lotta contro un sistema che sembra imporre la logica che vuole il bene acqua ridotto a merce. In occasione del forum si sono approfonditi i progetti per la rinascita di un servizio di distribuzione dell'acqua completamente pubblico, come la stesura di una proposta di legge di iniziativa popolare che riveda le normative sull'acqua e la creazione di un osservatorio permanente sulla gestione in Italia del servizio idrico.
| ||||||